Paesaggi… fantastici

Siccome ho notato che ultimamente alcuni capitano sul blog cercando lumi su come si descrive un non meglio identificato “paesaggio fantastico”, sempre che consideriate me capace di farlo, ho deciso di darvi il mio punto di vista. Probabilmente qualcuno avrà dovuto fare un compito a scuola… quei temi ‘immaginosi’ che alcuni insegnanti danno a volte e che ti incuriosiscono terribilmente ma che non hai idea di come sviluppare; o forse avete un’idea in mente di cui vi piacerebbe scribacchiare, ma per la quale vi bloccate al comparire della prima seria descrizione. Fosse anche lunga un rigo. Nel primo caso avrete già fatto, nel secondo forse no… ad ogni modo vado al punto.

L’idea è sicuramente il punto di partenza. Ne serve una. Anche palliduccia. Bè, se proprio non ne avete nessuna, giusto per amore di esperimento potete provare a trovarla con la regola del se, ovvero ‘che accadrebbe se…’, se ad esempio, mettessi un lampione in mezzo a un bosco? C. S. Lewis ha risposto a questa domanda nel suo modo e nel suo mondo, ovviamente, quindi a voi spetta scegliere altri dettagli, ma il punto è che una descrizione nasce sempre da una domanda. E da tutte quelle che ne conseguono a valanga.

Tuttavia prima di tutto lasciatemi considerare che la parola ‘fantastico’ che tanto vi incuriosisce e vi imbarazza se messa dietro a ‘paesaggio’, non è niente di incredibilmente orribile o indefinito o così genericamente frustrante da irritarvi nel profondo. La ‘fantasia’ (dal dizionario etimologico) è la capacità di vedere cose, nella fattispecie, cose che non esistono. Di mostrarle. Il che non significa essere completamente folli, o forse sì, chissà. Comunque, nel caso di qualcuno che vuole provare a condividere le cose che immagina raccontando, occorre la capacità di farle vedere anche agli altri. E descriverle – in parole, disegni, numeri o in qualsiasi altro modo scegliate di farlo – significa dare corpo a quella immaginazione, il che, in qualsiasi campo vogliate applicarla, è un vantaggio. Quindi non guardiamo alla parola arricciando il naso, magari però facciamo attenzione a come la usiamo…Tornando a noi: cosa caspita si intende per “paesaggio fantastico”?

La risposta non è così univoca se ci pensate. Ad esempio si può intendere un paesaggio di fantasia. Argh… giri di parole, lo so. Cerco di spiegare: un luogo non esistente ma non dissimile da qualsiasi luogo reale… è inventato perché su una cartina non esiste, ma potrebbe esistere. E descriverlo sarà un po’ come descrivere un pezzo di una città, o magari una fettina di campagna che somiglia a quella in cui siete stati per un pic-nic e che vi è piaciuta così tanto da suscitare in voi emozioni di qualche genere. Potete dare alla descrizione un sapore fiabesco nel modo in cui raccontate, tramite paragoni che vi piacciono, ma le piante, gli animali, il colore del cielo e via dicendo, tutto risponderà ai criteri di descrizione di un normalissimo paesaggio. Se non avete provato a descrivere un normale paesaggio, quindi, provateci e sarete a buon punto!

Se invece intendete il “paesaggio fantastico” come un luogo in cui c’è almeno un dettaglio insolito, che avete pescato ad esempio nell’oceano di leggende e tradizioni mitiche, mitologiche, epiche e via dicendo, occorre per prima cosa decidere cosa si vuole inserire di questi dettagli. Potreste voler inserire il villaggio dei Puffi. L’immagine fantastica più comune può essere quella del drago, ma siccome parliamo di paesaggi e non di creature (cosa che magari farò nel prossimo post, poveri voi), prendiamo un tradizionale castello… Bene, volete descrivere un paesaggio con castello. La prima cosa da notare è che un castello non è necessariamente quello della Bella Addormentata, è prima di tutto una costruzione che fa parte del nostro passato. Ne esistono moltissimi, nel mondo e in Italia. e ciascuno di noi ha una propria idea preferita di castello. Quindi, in cosa si distingue il vostro castello fantastico da un castello vero e da uno realistico? Perché il suo comparire nella vostra descrizione fa sì che il quadro che state osservando sia ‘fantastico’ e non ‘storico’ o piuttosto ‘contemporaneo’ (magari dove c’è qualcuno in visita a delle rovine)?

Per fare due esempi banali potrebbe essere fatto di smeraldo – come la città dove Dorothy va a cercare il mago di Oz percorrendo la strada di mattoncini gialli… O, perché no, fatto di carte da gioco, la versione gigante di un ‘castello di carte’, ma potrebbe essere fatto anche di fette di torta – magari la strega di Hansel e Gretel aveva deciso di ampliare la casetta a un certo punto della sua vita. Aveva bisogno di una stanza lavanderia, e decisamente avrebbe voluto far installare un forno più grande… e poi avrebbe potuto rilassarsi nella Sala Blu, accidenti, allungando i piedi stanchi davanti al caminetto. Solo che non aveva pensato che tutte quelle stanze avrebbero dovuto essere pulite e spolverate… ehm…

Il punto è che qualcosa lo deve identificare come fantastico. Quindi: per descriverlo dovrete fare un passo in avanti e immaginarlo. Visivamente. Non dovrebbe essere troppo complesso. Avete un sacco di scelte. Se non vi viene in mente nulla cercate sull’enciclopedia immagini di castelli, giusto per capire quanto è ampio il terreno che state esplorando. Cercate come appaiono nei fumetti, magari, o nei cartoon. Tramite l’immaginazione di qualcun altro. Ma non fermatevi lì. È appunto la visione di qualcun altro. È un passaggio del processo, non il risultato.

D’altronde se non avete chiaro come questo paesaggio sia, sarà impossibile descriverlo.

Se invece il vostro castello fantastico non è molto diverso da un castello realistico, allora sarà nel panorama in totale, e nell’atmosfera, l’ingrediente che lo rende un parto della vostra fantasia. La ben nota nebbia spesso può aiutare, perché rende più sfumati i contorni, ma non se si fallisce nel focalizzare l’attenzione sulla nostra fantasticheria abbastanza da renderla reale agli occhi di chi legge. Se è troppo evanescente perderete il lettore, chiunque sia, nel tempo di uno sbadiglio. Per quanto palesemente impossibile o improbabile, infatti, spetta a voi mostrargli quel paesaggio. E proprio perché fantastica bisognerà che la descrizione sia tanto attendibile da non far pensare “già, come no… ora manca solo un unicorno rosa…” ovvero dovrà essere coerente all’interno del quadro che avete dipinto. Insomma: se descrivete le rovine di un castello frequentato da questi animali (bè, spero che prenderete un colore diverso dal rosa… ma  la scelta è vostra e il bello è questo 😛 ) ci saranno degli effetti sull’ambiente della loro presenza lì. Perché qualsiasi creatura lo abiti, che siano delle più appropriate orde di fantasmi o giganti o animali terrificanti… quegli abitanti avranno modificato il luogo in qualche modo. Le rovine avranno magari rampicanti selvaggi di cui si cibano, o saranno punteggiate di mucchi d’ossa (i giganti mangeranno pure… dovrebbero essere d’appetito, viste le dimensioni)… insomma, potete costruire la vostra immagine come fareste con dei mattoncini. Tenendo però conto che se non li sistemate con cura la costruzione non potrà svilupparsi molto in alto senza collassare. Può andar bene comunque, dipende da cosa state cercando di ottenere. Ma provare la  resistenza della costruzione, d’altronde, fa parte del gioco!

Buon lavoro allora, alla prossima se ne avrete voglia… e non dimenticate di divertirvi!

😉


12 thoughts on “Paesaggi… fantastici

  1. Sempre interessanti i tuoi papiri, Miki. Nella mia molto modesta esperienza di scrittore ho sempre attinto a universi fantastici già noti, magari modificando qualcosa di sostanziale.
    Oppure ho semplicemente descritto… dei sogni.
    Ecco, secondo me la fantasia è la capacità di vedere cose che altri non vedono e creare così qualcosa che prima non esisteva. E’ più sottile rispetto a quello che dice il dizionario etimologico, forse.
    In ogni caso è FANTASTICO riuscire a sollevarsi da una realtà che ci inchioda quotidianamente a miserie troppo concrete. Vero?
    😛

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  2. Non solo creare qualcosa che non esisteva, ma direi anche di interpretare in modo proprio qualcosa che già esisteva… tu stesso dici che ‘hai attinto’, no? Inoltre la fantasia la usa anche qualcuno che non scrive fantastico ma, che so, un thriller ambientato ai giorni nostri. Parla di personaggi inesistenti e fatti non avvenuti… la usa anche l’autore di romanzi storici per colmare il ‘vuoto’ che c’è tra i nudi avvenimenti accaduti tra data importante e data importante. Immagina persone vissute nel 1700, magari, ai tempi della rivoluzione francese…
    Il punto è che quello che il dizionario non dice (e come potrebbe) è che è qualcosa che fa affidamento sulla ‘percezione’ anche nel senso che ‘emoziona’. Stupore e meraviglia (se si parla di mondi fantastici) ma non solo. E dipende, sempre, da quanto poi ti senti trascinato nella storia… o nel disegno. O chissà che…
    Vorrai tornare in quel mondo se lo hai amato, no? 😉

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    1. Senza il minimo dubbio. Partirei ADESSO per Hogwarts, la scacchiera o Minàs Tirith… Anche se… Hai mai fatto caso che se noi fan dei vari fandom fantasy, fossimo davvero catapultati nei nostri amati mondi di carta, probabilmente sopravviveremo giusto un giorno o due?
      HAHAHHAHAHAHAHHAAHHA!!!!
      😛

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      1. Ottimista… io probabilmente non durerei due minuti! Naaaazgul!
        Però la tua osservazione mi fa venire in mente “Dark Lord of Derkholm” della DW Jones (purtroppo mai tradotto) in cui c’erano viaggi turistici organizzati nel mondo fantasy… Divertentissimo, soprattutto considerando le conseguenze! :mrgreen:

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  3. Rileggendo il libro mille volte o cercando il sequel, come per il tf aspettiamo la puntata successiva! Yess. Concordo. anche se non scrivo nulla. solo da lettrice.

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  4. Ci sooooonoooooo! 😉 Ancora viva, almeno per il momento… dunque, per un altro articolo modello questo (vivete anche senza, lo so) non riesco a farlo subitissimo; per qualche news c’è da aspettare un pochino (“ancora” un pochino dovrei dire), ma si va per certo in autunno con il nuovo librozzo! Stiamo lavorando per voi! 😀

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  5. Ciao Miki, tanti complimenti da un bambino quasi cinquantenne che è rimasto affascinato dalle prime tre avventure della fata Cornelia. Nell’attesa che mi venga voglia di diventare grande (ma al momento cerco di non pensarci 🙂 ) cercherò la trilogia della Valle Nascosta, perchè uno dei miei più grandi difetti è che non resisto mai alla tentazione del “chissà come va a finire…”.

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  6. Grazie a te, Paolo! Fammi sapere cosa ne pensi, poi!!! Nel frattempo buon viaggio nella Valle Nascosta! Per quel che riguarda me il fantastico non ha età, nemmeno la mia… 😉

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