Perché fantasy…

Potrei dire: “…e perché no?”

A sorpresa (potete sospirare di sollievo 😉 ) sarò breve.

Prima però voglio sfatare il mito che soltanto scrivere sia una cosa creativa. Anche leggere lo è. Leggendo si immagina, si colma con la nostra personale fantasticheria ciò che non viene detto tra le righe. Si modella un ambiente, si danno volti a personaggi senza che siano stati scelti da altri, si esplorano epoche lontane o possibilità improbabili, ci apriamo all’imponderabile e si vive un’avventura nella quale ciascuno di noi assegna pesi diversi a diverse frasi e avvenimenti, a seconda della propria sensibilità, delle proprie esperienze e dei propri gusti (ovviamente). E se non è una cosa creativa questa…

Ma per venire al punto, forse dovremmo pensare che:

Il mondo[…] si sta rimpicciolendo in proporzione inversa ai suoi mezzi di espansione; sicché, più aggiungiamo alla sua superficie, più esso si riduce.” – E. Wharton, IntroduzioneStorie di Fantasmi, Newton Compton

Il che è vero ancora oggi… Più abbiamo la possibilità e i mezzi per guardare lontano, più è facile parlare con qualcuno all’altro capo del mondo in un battito di ciglia, vedere cosa c’è ai tropici, sapere cosa vi sta accadendo adesso o parlare con un astronauta in orbita intorno alla terra, più forse rimane difficile immaginare altro. La curiosità non si alimenta nell’attesa o durante un viaggio lento e faticoso, viene spenta subito.

Per questo ancor più, secondo me, abbiamo bisogno (e in alcuni casi andiamo a cercare) del fantastico. Ecco perché orizzonti più ampi, frontiere da esplorare, pericoli sconosciuti da affrontare, atmosfere inafferrabili e cose inquietanti e incomprensibili…

Siamo tutti un po’ Ulisse, no?

😀


26 thoughts on “Perché fantasy…

  1. Con me sfondi una porta aperta.
    Non c’è nulla che mi rilassi di più del fantastico. Leggo già tante cose sui giornali, che mi portano a riflettere sulla realtà, sui problemi. E mi piace la psicologia, così talvolta mi leggo un saggio.
    Ma i romanzi, per mio gusto personale, mi piacciono pindarici, scollegati dalla realtà e dalle leggi fisiche, fantasiosi, ricchi di creature inventate e di misteriose magie. È un po’ la mia fuga dal quotidiano, il mio rifugio nella fantasia.

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  2. Io è Incantatore la pensiamo allo stesso modo.
    Leggere libri fantasy mi fa evadere con la mente da questo mondo, che oltre a rimpicciolirsi sembra stia diventando più sporco e crudele.
    E’ per questo che fino a ora ho letto solo libri fantasy, l’unica eccezione è stato un libro che raccontava la vita di Charles Darwin raccontata a GRANDI linee.
    E sopratutto Miki, è vero, siamo tutti degli Ulisse quando leggiamo 🙂

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  3. @Incantatore: Anche se poi, in realtà parliamo di argomenti molto vicini a noi… 😉 Ed è un bell’evadere per infilarci in tremende guerre o in pericoli inimmaginabili, eh? Ahaha!

    @Dragologo: 😉 E non solo quando leggiamo!
    PS: Ma sai, non credo sia diventato più crudele, il mondo. Né sporco. Cose terribili erano possibili prima come adesso. Con la differenza che sappiamo subito tutto ciò che accade, non solo nelle zone a noi più vicine; e, ancora più importante, che se adesso alcune di esse possiamo evitarle o limitarne gli effetti, per altre non siamo ancora in grado. Insomma, siamo umani… oh, ecco, pillola di filosofia della sera…

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  4. Penso sia quello che tutti vogliono nel fantasy. Evadere, sfuggire, provare emozioni di ricerca, di curiosità, di eccitazione per qualcosa di sconosciuto, inaspettato e fantastico. Nel mondo ci sono sempre meno misteri irrisolvibili. Non ci si può più perdere a immaginare qualcosa che avviene lontano da noi perchè finchè resta all’interno del mondo basteranno pochi minuti per svelare il mistero. Invece quando si entra in mondi sconosciuti e meravigliosi, quando si torna a scoprire la tensione e l’impazienza di conoscere e scoprire quel mondo, quando si torna a immaginare allora si riscoprono piaceri che non si trovano più nel mondo reale.
    Per questo, concordo in pieno con quello che hai scritto, siamo tutti mossi dalla stessa curiosità che mosse Ulisse. Anche se, speriamo, con meno tragedie 😉

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  5. Posso dire che quel “Siamo tutti un po’ Ulisse” l’ho adorato?! Hai chiamato in causa Omero e Dante in una frase sola! *-*
    L’unico problema è che Ulisse quando si svegliava era in viaggio… io quando mi sveglio è per la scuola. banalissima e comune scuola umana. Nessun maestro del libro prigioniero… nessuna saggia Karanna… solo comunissima scuola.
    Eh, vabbè! Il triste destino di ogni lettore della mia età.

    … Questo post senza allegati devo prenderlo come un “No, non ti farò il disegno di Tere”?
    No, perchè se non ti va/non ti ispira, non c’è problema! Solo saperlo!
    Tanto, per restare in tema, non credo il disegno cambierà di molto il mio personale ed esclusivo modo di immaginarmelo! XD
    Però gran bel discorso che condivido appieno! UU

    Domanda: Perchè fai circa un post al mese? A volte passa anche più tempo…
    Come mai non ne fai più di frequente? 😦

    Continuando a stimarti, seguirti, venerarti…
    Chiara 🙂

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  6. @Chiara Ceron: No, il post senza immagini significa solo che non ho (ancora) una immagine decente di Tere (una che sia degna, perbacco) e che, anche avendola, colorarlo per benino richiederà un bel po’. Essendo la Scacchiera ultimata, e siccome lavoro su altro, i tempi per le cose ‘vecchie’ sono minori e quindi mi ci vorrà di più… per i post… faccio circa un post al mese perché se è lungo o comunque articolato, anche quello richiede un bel po’ di attenzione!
    Questo ultimo in particolare ho rallentato perché stavo ultimando una cosa ed ero concentratissima lì sopra 😀 . Siccome però non so nemmeno se verrà presa non intendo anticipare troppo perché poi sarebbe un peccato, no? E allora pensala così: quando rallento i post è perché sono impegnatissima su qualcosa di scrittorio, quindi dopo tutto è un vantaggio… credo… beh, a presto (spero con Tere se ci riesco). A presto!

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  7. Bella domanda! Perchè?
    Non lo so perchè ma per me è così e lo è da sempre.
    So solo che a me succede così.
    Ho appena finito di leggere l’ennesimo libro fantasy e ho finito di leggerlo tra le lacrime, tanto per cambiare.
    “Beh, tutto qui?”, direte voi. ”Magari è un bel libro, una bella storia appassionante, amore, morte, tradimenti e amicizie. E’ normale!”
    E invece no! E INVECE NOOOOO! Rispondo io.
    E tutto sommato quale fosse il libro ha poca importanza.
    E’ un malessere che mi prende ogni volta che leggo un libro dove il protagonista viene messo di fronte a delle scelte da compiere, dove deve schierarsi.
    ”E’ il momento di scegliere tra ciò che è facile e ciò che è giusto!”. Tanto per citare Albus Silente, visto che il libro in questione è Il Principe Mezzosangue della zia Jo.
    Lottare per qualcosa in cui si crede, che sia un ideale politico o un amore perduto, che siano gli occhi di una donna misteriosa o la creazione di un nuovo ordine in natura; è qualcosa di magico e di grandioso. Io nei brevi, intensissimi attimi in cui leggo e in cui mi immedesimo nel protagonista vengo pervaso da una gioia quasi selvaggia! Mi metterei a saltare e a urlare “Sììììììì è così che voglio che sia la mia vita!”
    Qualcosa in cui credere, qualcosa per cui valga la pena rischiare e lottare.
    Affrontare prove, nemici di ogni forma, tipo e sostanza.
    Gioire per i progressi e bestemmiare per le battute d’arresto!
    Poi, d’improvviso, arrivo alla fine del capitolo, alla fine del libro; la realtà mi piomba addosso tutta insieme, e mi viene da piangere.
    E allora mi guardo in giro smarrito cercando nelle ombre, negli odori, nei suoni, tracce di quel mondo che fino a pochi secondi prima era lì! Lo sentivo! Era mio e io ero suo, ma che d’un tratto è sparito.
    La realtà. La mia realtà non è molto diversa da ciascuna delle vostre immagino; non posso certo dire di essere infelice o di vivere di stenti. Ho un bellissimo lavoro che adoro, ho figlia che adoro in ugual misura. “E allora”, direte voi, ” ’azzo vuoi?”.
    Boh? E’ solo che non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione di essere tutto sommato nel posto sbagliato; non so se mi riesco a spiegare.
    Non lo so neanche io, ma riandando indietro con la memoria, mi sono reso conto di essere sempre stato così, fin da bambino, sempre teso verso qualcosa che non c’era, che non era disponibile, sempre sognante, sempre con lo sguardo perso verso qualcosa che non esiste. Era probabiilmente inevitabile che ricadessi nel genere fantasy, dove posso vivere anche solo per qualche minuto quello che posso solo sognare in realtà.
    Quindi, tutto questo sproloquio, (scusa miki per l’intasamento) per dire che per me esiste solo il fantasy.
    Perchè? Perchè si!

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  8. verissimo, anche a me succede di viaggiare con i libri in luoghi sconfinati, mondi incredibili, universi paralleli e fantastiche avventure imprevedibili. Poi però i libri si chiudono e si torna al noiosissimo e monotono presente.-.-”
    Poi sono d’accordo con Piero, prima ho letto il suo commento (perchè visto che è piuttosto lungo mi è venuta la curiosità di leggerlo! XD), quello che ha scritto è ciò che succede anche a me, (che non riesco mai a spiegare a parole se non mi ci concentro per ore !!!) finita di leggere la storia ci si pongono un sacco di domande sul finale per chidersi perchè si è concluso così, e se invece il finale piace, ci si commuove e ci si ripensa per giorni!! (nel mio caso fino a quando non ne inizio un altro, se lo inizio poco tempo dopo…)
    Concordo con quello che hai detto Miki, perchè è proprio vero che non si riesce più ad inventare qualcosa di innovativo, se non dei perfezionamenti di cose che si utilizzano tutti i giorni! ed è verissimo che il mondo sembra si restringa per tutta la roba che c’è e che si accumula ogni giorno sempre più! anche se non lo si fa caso.
    Non avevo mai pensato che leggere sia molto creativo, e invece hai ragione!! =D
    ora capisco perchè mi piace leggere!!

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  9. @piero: Il punto è che quando ti senti a tuo agio tra le pagine di un libro, in un mondo alternativo, immaginario o no, è difficile se non impossibile staccarsene. Però un libro che ti colpisce ti lascia addosso qualcosa anche dopo ce lo hai chiuso… è un po’ come guardare un volto in un quadro, uno di quei visi che sembrano restituirti lo sguardo di rimando, come se sapessero che sei lì. Non è una persona vera, quanto meno non più, e tu lo sai perfettamente. Forse non lo è nemmeno mai stata. È solo colore, tela e strati di tempo, ma accidenti, a volte è uno sguardo ipnotico, no?

    @aurora1009: Sai, non è che non si riesce a inventare qualcosa di nuovo (il solo pensiero ti farebbe sedere ad aspettare che il tempo passi semplicemente senza far nulla!), ma è vero che spesso non si ha voglia di prendere la nave e andar per mare a vedere cosa c’è oltre le colonne d’ercole perché si ha l’impressione che tutto sia già stato visto e fatto. Bè, per me non è così… è vero che guardare troppo in dettaglio ci fa perdere la visione d’insieme, ma il poter vedere tutto non significa necessariamente guardare con attenzione…

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    1. Esatto. Ci sono libri che quando riprendo in mano, i tuoi o quelli della Rowling, è come se mi aspettassero. Come ritrovare dei vecchi amici.
      Mi immagino i personaggi che quando apro il libro si voltano e mi dicono: “Oh ciao Piero! E’ tanto che non ci vediamo! Sei pronto? Andiamo!”
      E si comincia. E io recito le battute insieme a loro e mi emoziono con loro. Ed è bellissimo immergersi in questo incantesimo.
      🙂

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  10. Ehila’ Miki, ma che bel post, condivisibile sicuramente. In questo preciso momento sto tornando a casa con il fuoco del drago ma, mi manca sempre il labirinto…anche se questa volta l’ho ordinato..:D ..

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  11. Uhm..mi è sorta una curiosità: volendo, tu potresti ad esempio decidere di cambiare editore per una nuova saga ? Mi spiego meglio..:mrgreen: ho buttato l’occhio su Cecilia Randall, tra l’altro modenese come me :-D, ed ho visto che una trilogia l’ha pubblicata con Giunti, ed il resto con Mondadori..e ho visto che altri scrittori tipo Falconi l’hanno fatto..quindi mi chiedevo il perché 😀 ..

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  12. Bè, certo che si può fare… il punto è che devi trovare il canale giusto per le tue cose. Mi spiego, o hai un contatto diretto presso un diverso editore che ti chiede materiale (improbabile ma non si sa mai) o tu proponi un tomozzo, e devi trovare qualcuno che cerca – o che è disposto a rischiare un esperimento all’interno del proprio catalogo – che cerca, dicevo, una cosa come quella che tu proponi in quel momento! In parole povere: la scelta è da due lati, dell’autore che propone e soprattutto dell’editore nei confronti dell’autore… Comunque, per quel che mi riguarda chissà, potrebbe succedere! 😉

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  13. Ciao $ofy@! Bè, mi spiace ma proprio non te lo so dire.
    Lo hanno in lettura da un po’, devono ancora decidere e, come ormai sapete bene, i tempi editoriali sono lunghissimi, sigh… in ogni caso spero che lo prendano, altrimenti chissà… potrei trovare un modo ‘alternativo’ di accontentare tutti voi che continuate a chiedermelo! 😉 Perché no?

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  14. Ho trovato e qui riporto, uno stralcio tratto da un’intervista a George Martin riguardo al Fantasy:

    “Leggiamo fantasy per ritrovare i colori, penso.
    Il fantasy è scarlatto e argento, indaco e azzurro, ossidiana venata d’oro e lapislazzuli.
    La realtà è compensato e plastica, colorata in marrone fango e verde oliva.
    E poi anche per assaggiare spezie saporite e ascoltare il canto delle sirene.
    Il fantasy ha il sapore del peperoncino e del miele, della cannella e dei chiodi di garofano, di pregiate carni rosse e vino dolce come l’estate.
    La realtà è fagioli e tofu, e cenere come dolce.
    La realtà sono i centri commerciali in periferia, le ciminiere di un’acciaieria, un parcheggio sotterraneo buio e maleodorante.
    Il fantasy sono le torri di Minas Tirìth, gli Aletiometri e i daimon, le sale di Hogwarts.
    Il fantasy vola sulle ali di Icaro, la realtà con l’Alitalia.
    C’è qualcosa di antico e vero nel fantasy, che parla a qualcosa di profondo dentro di noi, al bambino che sognava un giorno di cacciare nelle foreste la notte e poi far festa sotto colline cave, o di andare a scuola di magia e poi trovare l’amore eterno alla fine di mille battaglie.
    Si tengano il loro paradiso. Quando morirò, io me ne andrò di corsa nella Terra di Mezzo”.

    Come dargli torto?

    ps: in realtà il testo era leggermente diverso… l’ho adattato al mio pensiero e alle mie letture, ma la sostanza non cambia.

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  15. La verità è che c’è qualcosa di antico e vero nel fantasy, qualcosa che parla alla nostra parte atavica, non tanto alla nostra parte bambina. Alla parte di noi che ci induce ad ascoltare storie adesso come nell’antichità. A leggere tra le righe. Che abbia un lieto fine (che parla sì alla nostra parte bambina o solo alla nostra parte cocciutamente ottimista, quella che pensa che chi agisce bene in fondo avrà qualche ricompensa, fosse anche solo una coscienza tranquilla) o un finale triste (che asseconda la nostra parte malinconica o, qualcuno senza fantasia direbbe ‘realista’) il fantasy asseconda quella voglia di avventura e sfida che ciascuno di noi possiede e che tutti i giorni non riusciamo ad assecondare perché dobbiamo lavorare al pc, perché dobbiamo fare i compiti di greco o che so io. E che forse nemmeno ci piacerebbe così tanto se ci trovassimo in mezzo a quell’avventura…
    Siamo incantati dalle storie, ne facciamo tesoro, le ricordiamo e le proiettiamo nella nostra vita di tutti giorni, ne impariamo anche se non sembra, e così restiamo ad ascoltarle a bocca aperta, ma in realtà una buona storia fantastica ci incollerebbe alla lettura anche se ci fossero ciminiere e parcheggi, se fosse raccontata bene…

    PS: Dubitavo in effetti che nominasse Alitalia… chissà perché… 😉

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