‘Detto’&’Non Detto’

In realtà magari non dovrei parlarne, perché vi annoierà sicuramente, ma non mi dilungherò troppo, stavolta. Il fatto è che ultimamente mi sono trovata a parlare con qualcuno che mi ha costretto a dire a voce alta una cosa che mi pareva ovvia e più che ovvia… così ho pensato che forse non lo è, dopo tutto… di che si tratta?

È presto detto: per quel che mi riguarda nello scrivere il detto conta quanto il non detto. Entrambi vanno dosati perché la storia, l’ho già sostenuto altre volte parlando dell’importanza di approfondire, è come un tessuto e se la trama è troppo rada non tiene… ma se è troppo spessa somiglia alla carta vetrata! Ora, ecco come la penso: non si può dire tutto del percorso psicologico dei protagonisti se non si vuole diventare leziosi o pretenziosi (o scrivere un romanzo rosa… in quel caso i canoni sono del tutto diversi perché la telecamera è centrata sui due “innamorandi” e non sugli avvenimenti, per cui questi ultimi diventano il contorno e l’amore e i rimuginii dei protagonisti il piatto principale). Ciò per diverse ragioni. La prima è che ciascuno ha una parte che tiene nascosta al mondo, anche i personaggi delle storie. Non perché sia segreta ma perché è solo sua. La seconda è che non si può trasformare il carattere dei protagonisti solo perché una frase starebbe bene qui e i lettori la vorrebbero ardentemente (chi lo dice, poi?). La terza è che non si può spiegare ogni singolo dettaglio delle decisioni dei personaggi (con una sorta di esegesi del testo compresa nel testo); l’unica cosa che si può fare è spiegare la ragione di quelle decisioni con ciò che avviene prima e con il come i personaggi si comportano in confronto alle prove che vengono loro sottoposte. Insomma, è un po’ come tracciare una immagine per punti, che poi il lettore deve unire da solo.

Ma soprattutto si deve ai personaggi una fedeltà alle scelte iniziali con cui si è tracciato il loro carattere. Io diffido sempre di chi entra troppo nel personaggio rendendolo ‘se stesso’, a meno che non si parli di autobiografia, perché finisce che se ne lascia troppo trasportare.

Insomma, qualcuno dal carattere chiuso non potrà mai fare una dichiarazione d’amore con serenata, ad esempio, e qualcuno che discute sempre molto non diventerà improvvisamente arrendevole per esigenze sceniche, tanto per prendere alcuni esempi banali. Sarà che quando penso a qualcuno che legge penso anche che segua il percorso che chi scriveva gli ha tracciato, ma a modo proprio. Insomma, ditemi voi, ma il “lettore che io sono” colma con la propria interpretazione quei ‘non detto’ che gli vengono forniti. E che, almeno per alcuni personaggi, contano più dei ‘detto’. E così, con alterni risultati, cerco di fare anche io.

In alcuni punti di un racconto si dirà, in altri si suggerirà soltanto, per portare chi legge a concludere da solo, ma con qualche dubbio… anticipando quel che avverrà nel finale se ci va, in ogni caso non troppo o il lettore si reputerà più intelligente dei protagonisti, immaginerà da sé il finale e non si chiederà invece ‘E ora???’.

Dal mio punto di vista è come stare sempre in bilico e non sempre l’effetto finale riesce come si vorrebbe, ma è una sfida che va affrontata. C’è un lavoro di pesi e misure accuratissime che è necessario quando si scrive e più che necessario quando si legge. Come quando si progetta un ponte vanno fatti i dovuti calcoli di stabilità. O se si progetta un satellite i vari controlli degli automatismi di sistema. Poi, come ovvio, quando i pedoni passano sul ponte o gli utenti usano i dati del navigatore satellitare per andare a casa della ‘zia Giuseppina’ non vogliono conoscere i calcoli.

Nel caso dei libri: non si può dire tutto o il racconto diventa una lista della spesa con informazioni superflue che escono da tutte le parti. Va detto abbastanza, certo, ma va costruito ancora di più, in modo che il lettore immagini e per questo ci vuole un po’ di coraggio. L’approfondimento che mi piace non è un piatto affastellamento di dettagli, insomma. Certo sono pareri. C’è chi sostiene che aggiungo parti inutili. C’è chi sostiene che scavo troppo poco i personaggi. C’è chi sostiene che do per scontato che i lettori ricordino le cose che ho detto una sola volta (ma ripetere in continuazione non mi sembra che migliori la prospettiva). Il punto è che cerco di rendere visibile il personaggio attraverso le cose che gli succedono piuttosto che attraverso dichiarazioni continue di quel che pensa. E preferisco mostrarlo attraverso le sue azioni, se ci riesco.

Lascio, spero, spazio all’immaginazione e all’interpretazione.

D’altronde è questo che rende leggere più bello che altre cose. Ciascuno di noi può colmare quei piccoli spazi di ‘non detto’ con ciò che la nostra fantasia e la nostra sensibilità ci suggeriscono. Altrimenti tutti i libri saranno uguali. Tutti i personaggi gli stessi. Tutte le svolte fondamentalmente identiche e tutti i plot studiati in modo che l’inizio abbia determinati criteri, il colpo di scena sia a pagina 144 e la conclusione, possibilmente con bacio (smack), a 291. Per non dire poi che i libri debbano avere necessariamente 300 pagine scritte larghe. Insomma, avremmo libri tutti uguali. E sarebbe un vero peccato.

Vi lascio con una frase di non ricordo chi, ma che rende molto l’idea:

La nave è al sicuro dentro al porto, ma non è stata costruita per stare dentro al porto. 


39 thoughts on “‘Detto’&’Non Detto’

  1. Sono completamente d’accordo con te.
    E’ difficile non dire tutto ma allo stesso tempo, come lettrice, è più bello “immaginare da sè” come mai i personaggi fanno una determinata cosa. E soprattutto la coerenza è fondamentale (per questo sono rimasta scioccata leggendo un libro uscito recentemente, il gran finale che tutti si aspettavano totalmente illogico che stravolge almeno un personaggio principale nelle sue decisioni).
    Ora come ora anch’io mi sto cimentando in un romanzo fantasy, e non è facilissimo (inoltre scrivo in terza persona, novità assoluta per me). Per l’ “identificarsi” con i propri personaggi… Beh sono molto versatile, avendo letto molto da sempre so “entrare in diverse parti”… La protagonista ha sempre qualcosa di me, ma in modo diverso… Non sono totalmente io, o come vorrei essere. E mi rispecchio in qualcosa anche in ogni mio altro personaggio. Non so se questo possa essere considerato un difetto o un pregio… Che ne pensi?

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  2. Mi vengono in mente i quadri impressionisti: anche lì, l’immagine vista da vicino non è “completa”, ma il nostro cervello (o neurone solitario) rielabora il disegno facendocelo vedere come se lo fosse. Così ognuno avrà la sua chiave di lettura, per un quadro come per un libro..e per ognuno sarà un’esperienza diversa. E l’esperienza cambierà con gli stati d’animo che ci fanno riempire i “vuoti” in modo diverso..forse è per questo che mi piace rileggere i libri!

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  3. @Mitsuki: Non temere… so benissimo che il lavoro di scrivere un romanzo, in genere, non è semplicissimo (per usare un eufemismo!) ma forse proprio per questo è affascinante, altrimenti perché lo faremmo? [una risposta naturalmente potrebbe essere follia pura :mrgreen:]
    Da quello che dici deduco che eri abituata a scrivere in prima persona, stile diario, ma forse mi sbaglio… comunque il punto non è questo. È che ogni libro ha una sua colonna vertebrale e un suo sviluppo, una sua strada da percorrere, anche nel modo di narrazione. La terza persona ha dei vantaggi e degli svantaggi, ma non per questo necessariamente limita come chi legge si immedesima nei personaggi. Scommetto che hai letto pile di libri narrati in terza che però ti hanno emozionato come se fossero raccontati in prima. Lascia quindi indietro il disagio e prosegui decisa.
    Quanto alla tua protagonista (e non solo) che ha qualcosa di te, non credo sia un problema. Scrivendo, che lo si voglia o no, qualcosa di noi passa nel libro, per quanto per il lettore siano piccoli dettagli indistinguibili dal resto. Il punto è non fare il ritratto di quello che vorremmo essere o di quello che siamo o siamo stati perché sarebbe tradire il/i personaggio/i… che hanno una loro vita, una loro dignità e una loro profondità tutta personale. A meno che, come dicevo, non si scriva un’autobiografia. Allora va benone!
    Buon lavoro!

    @Aramis: Da rilettrice a rilettrice di libri… Lo sai già che sono d’accordo con te, vero? 😉 Il paragone poi mi sembra quantomai azzeccato! Eh, sì! Basta stare attenti a non passare dal ‘libro impressionista’ al ‘libro impressionante’. Almeno in senso negativo… Aaaah!

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  4. La citazione é di Seneca 😀
    Sono d’accordo con quello che dici, perché a volte ci sono dei personaggi che sono completamente incoerenti. Dieci pagine prima odiano tutti e tutto, e dopo magicamente (a meno che non abbia saltato una parte per sbaglio xD) amano tutti e tutto (per fare un esempio banale.
    Riferendomi al fatto di narrare in prima o terza persona…
    Io sinceramente trovo che la prima persona sia molto sopravvalutata, anche perché ultimamente tutti i romanzi di un certo tipo (stile Twilight) lo adottano, fornendo una specie di Stereotipo. Inoltre, visto che anch’io mi cimento con la scrittura di tanto in tanto, trovo che abbia molti limiti. Forse perché io tendo più a voler vedere la situazione globalmente dal punto di vista di molti personaggi…
    Bé questo dipende anche dal modo in cui pensi e scrivi…
    Parlando poi del finale del libro, trovo peccato quando si dice troppo e s’immagina tutto! Alla fine speri di esserti sbagliato (anzi ne sei felice), ma se poi avviene tutto in quella data maniera allora ti cascano le braccia. Un buon romanzo deve anche essere in grado di lasciare le cose in sospeso e di stupire. Altrimenti, anche se é un po’ arrogante dirlo “lo posso fare benissimo anch’io” xD

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  5. No, per questo c’è da star tranquilli XD nel senso, prima di scrivere delineo comunque tutte le storie di tutti i personaggi… Il “vissuto”, se così lo possiamo chiamare, che determina poi scelte e azioni… Anche se non viene messo nel libro (insomma, non è la storia personale dei personaggi XD ci saranno gli accennni dovuti e basta) aiuta sempre ad essere coerenti con il personaggio stesso.
    In ogni caso sì, ho sempre scritto in prima persona ma senza che fosse una scelta cosciente… E la terza persona dà il vantaggio di poter usare diversi punti di vista, la vedo migliore per questo tipo di romanzo.
    Beh, grazie della risposta! Alla prossima 😉

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  6. @Sakura: Ciao… per la prima e terza perzona io le ho usate e le uso entrambe ma non preferisco una all’altra necessariamente. Si tratta della scelta migliore da fare per il libro che si ha in mente. Di questi tempi vanno molto anche le narrazioni al tempo presente, se è per questo (ne ho viste moltissime del tipo ” Gigetto è seduto. Guarda fuori dalla finestra e mangia una barretta energetica. ‘Oh, nevica…’ dice”) che non sono proprio le mie preferite perché mi distraggo, chissà perché… Di certo limiti ne hanno tutte le forme di scrittura. Quello della narrazione in prima persona è allo stesso tempo anche un vantaggio se lo si usa bene: il lettore sa quello che sa il protagonista! Quella in terza persona è più completa, ma può essere estremamente dispersiva. Inquadri continuamente personaggi diversi e salti da una prospettiva all’altra. Quella al presente poi… mi sembra ancora più stramba… poi dipende sempre da quello che si vuol dire con certi personaggi e certe scelte. Di certo se ultimamente la moda porta verso la prima persona o il tempo presente, tutti la seguono… chissà poi perché.
    Per il finale, l’unica cosa che può giustificare lo spiegare tutto apertamente è poi il disattendere con una mossa super-a-sorpresa le supposizioni, altrimenti per me diventa tutto un po’ noioso. Punti di vista però. 😉

    @Mitsuki: Appunto, dipende sempre dal tipo di storia che si vuole raccontare. La scelta tra prima, terza persona, tempo passato o presente o chissà che va fatta guardando alla storia e ai personaggi. E guai se sono solo delle maschere. Altrimenti si fa la commedia dell’arte, che non va proprio per dei personaggi di un libro. A meno che non sia per bimbi proprio piccoli… che allora ritrovano sempre gli stessi personaggi fissi a cui sono legati e va bene così. Per i lettori dai 10 anni in avanti, per quel che mi riguarda, i personaggi meritano un’evoluzione e una storia personale più approfondita.

    @Rafin: Bè, e perché quella faccina triste? Londra è una bella città e coi tuoi amici potrai comunque mantenerti un po’ in contatto, se vuoi. Per non dire che te ne farai altri. Stammi bene! 😀

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  7. Ciao Miki mi trovo perfettamente d’accordo con quello scrivi e riguardo alla scelta tra prima e terza persona… be’ devo ammettere di preferire di gran lunga la terza. Con la scrittura in terza persona mi sento più libero, forse è solo un’impressione, ma mi dà l’idea di riuscire a delineare meglio i personaggi, in modo che il lettore possa scegliere a quale affezionarsi di più.

    Proprio sui eprsonaggi c’è un piccolo punto che vorrei condividere con te e cioè l’evoluzione. Giustamente dici che un personaggio che parte all’inizio della storia con uncerto carattere, non può poi all’imporvviso andare contro la sua natura, e secondo me la bravura e la maestria dello scrittiore sta qui: partire da un eprsonaggio per esempio negativo e farlo evolvere, dimostrare che non è nato cattivo, che lo è diventato e forse gli avvenimenti nella storia hanno mutato qualcosa in lui rendendolo non necessariamente un buono, ma meno incline alla malavagità. Ovviamente questo discorso vale anche per il contrario: buono/meno buono.

    Che io mi diletti a scrivere ormai è di dominio pubblico (il mio blog è essenzialmente un romanzo a puntate) e spero di risucire sempre a mentenere la mia storia e i miei personaggi credibili.

    Grazie per questo bel post 🙂

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  8. Grazie miki x gli incoraggiamenti,però là mi sento intrusa mi sembra di buttare via 13 così…..pufff!! La poca gente con cui avevo stretto amicizia e nel momento del bisogno c’è sempre stata vicino adesso di nuovo lontano =( Ma cercherò ad ogni modo di mantenere i contatti! =)

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  9. Ecco la scrittrice che è in me che dopo questo articolo dice: “CHIUDO I BATTENTI”. Ed ecco la lettrice che è in me che dice invece “SONO COMPLETAMENTE D’ACCORDO!”. Bene, e adesso le spiegazioni. Il libro che sto scrivendo….. ha un sacco di difetti, ma quello era appurato e non me ne faccio neanche un cruccio. Sono perfettamente d’accordo con quello che scrivi, andare troppo a fondo con un personaggio è pesante, prolisso e noioso. Ma, non farlo è difficilissimo, almeno per me. Quando traccio il profilo di un personaggio lo dileneo nei minimi dettagli e mi è difficile, poi, riportare solo le caratteristiche principali. D’altra parte mi rendo conto che in alcune parti dello scritto sono stata un po’ superficiale e dovrei spiegare meglio alcune cose. Conclusione, una parte di me sta insaponando la corda per impiccarsi, l’altra parte di me si sta già rimboccando le maniche ed è pronta a ricominciare tutto daccapo. Comunque, lasciando stare per un momento il mio povero libro, concordo in pieno con il tuo post sopratutto sul fatto che ognuno, poi, interpreta come vuole il “non scritto”.
    @ Rafin
    Perdonami, probabilmente non dovrei dirti nulla, ma… per me sei molto fortunata!!!!!! Se a me capitasse l’opportunità di andare in Inghilterra partirei anche domani. Sicuramente mi dispiacerebbe, certo per la compagnia e tutto, ma là ti farai una nuova compagnia, dei nuovi amici e sopratutto parlerai l’inglese perfettamente! Questo ti aprirà una serie di porte per il futuro. Bene, finisco qui prima che la parte di me proiettata su un grande futuro prenda il sopravvento! Buona fortuna!

    Un saluto a tutti!!!!

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  10. @ezio: Appunto. Quello di cui tu parli è evoluzione ma non cambiamento radicale. Pensare a un personaggio con un background di un certo tipo gli darà reazioni di un certo tipo, come esperienze avute in passato lo faranno apparire in un modo o nell’altro nel presente. Si potrebbe dire che i cambiamenti sono consentiti e sono pure d’obbligo, ma in un certo range. Con una tolleranza che non è bene superare. Quello che voglio dire, e che spesso forse passa in secondo piano, è che il narratore fornisce SEMPRE un punto di vista, anche quando narra in terza persona. L’ottica ‘a distanza’ o è puramente tecnica, e allora magari si fa un saggio (ma anche lì c’è sempre il punto di vista a meno che non si parli di equazioni), oppure deve piegarsi comunque a una interpretazione. Quindi il personaggio appare come lo scrittore lo delinea. Ovvio che lo scrittore sa la storia del personaggio e quindi in certi momenti non dice cose che poi invece rivelerà, ma il cambiamento di un personaggio non è mai casuale. È lungamente maturato nel tempo. Se tu cambi (maturi, evolvi o come vuooi dirlo) lo fai in conseguenza a quello che ti capita e analogamente se scrivi di qualcuno. Se questo non traspare nella narrazione si incorre in cambiamenti repentini, ingiustificati e decisamente fuori luogo del carattere del personaggio.
    Per me in effetti non esiste il cattivo ‘total black’, quello che vuole cancellare il Natale ecc ecc. Esistono personaggi che per raggiungere i loro scopi non si fanno alcuno scrupolo (e questo li avvicina al cattivaccio numero uno). E poi ci sono quelli che qualche scrupolo se lo fanno e tra quelli possiamo scegliere anche il nostro eroe… personalmente mi piacciono i personaggi che si muovono sul confine, perché il mondo è pieno di sfumature di grigio. A volte gli eroi si muovono verso il bianco, a volte verso il nero, ma non sono mai statici però non possono neppure diventare ciò che assolutamente non sono. 😀

    @Rafin: 😉 In bocca al lupo!

    @Alic: Bè, tutti quelli che si cimentano a scrivere (io per prima) sono afflitti da dubbi epocali sull’opportunità di dire e non dire e soprattutto su cosa dire e cosa non dire. Prima però di passare a corde e saponette varie suggerirei di finire di scrivere il libro come viene, poi lasciarlo lì a candire per un po’ e rileggerlo quando è svanita l’ansia della ‘fine-libro’. La gran parte delle cose che mancano o sono di troppo le si vedono da soli. Poi ovviamente serve almeno un secondo lettore… con il quale discutere alcune parti rimaste più in dubbio o confuse. Ma senza un libro intero non si è in grado di valutare, nemmeno come secondi lettori. Quindi buon lavoro!

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  11. Sì Miki, intendevamo tutti e due le stesse cose. Tu le hai spiegate meglio, ma il nostro pensiero è lo stesso. Tra l’latro anche io preferisco i personaggi al confine: non puri all’inverosimile, ma neanche malavagi fino al midollo, quelli appunto ricchi di sfumature perchè come dici tu il mondo non è mai bianco o nero, ma pieno di diverse tonalità di grigio. 😉

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  12. Argomento interessante 🙂 Ragionandoci, penso che a volte (e specifico a volte) lo scrittore dovrebbe immaginare il proprio romanzo come una sceneggiatura, piuttosto che come un racconto. Mi spiego: in un film, il personaggio deve avere la propria personalità, ma questa caratterizzazione non viene distribuita agli spettatori preconfezionata prima che entrino in sala; deve piuttosto rivelarsi con le azioni che il personaggio compie in due orette scarse. Nello stesso modo, la voce dello scrittore che si intrufola nel bel mezzo dell’azione per spiegare che Tizio fa questo perché è timido e perché da piccolo era vittima di bullismo, non dico sempre, ma la maggior parte delle volte non solo è superflua, ma anche dannosa.
    Insomma, il non-detto è fondamentale. Ma al contempo, pur non essendo detto, deve esserci. La Rowling, se non ricordo male, disse in un’intervista che avrebbe potuto scrivere una decina di libri con tutto ciò che lei si appuntava sui personaggi, ma che poi non finiva nei romanzi. Ecco, la cosa mi fece riflettere molto. Mi sembrò, anzi mi sembra tuttora, un ottimo modo (se non l’unico) di procedere. Ma mi domandai anche se alla fin fine il ritratto dei personaggi risultante dal romanzo pubblicato fosse lo stesso che aveva in mente la Rowling, come, insomma, fosse sicura di aver selezionato i particolari giusti per dare proprio la sua idea di Harry Potter, e non una differente. Non so proprio rispondere 🙂 Forse, semplicemente, non può farlo?

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  13. @ezio: Già. Sono molto più interessanti… e anche più difficili da tratteggiare!
    PS: Spiegate meglio? Uhm… non direi, ma comunque sì, siamo d’accordo. Evoluzione non è ribaltamento.

    @mimmi: Uhm… temo che neppure la Rowling potesse essere certa di come i lettori avrebbero interpretato i suoi indizi circa HP & Co. che aveva distribuito nel libro. È qualcosa con cui se scrivi devi fare i conti. Anche al cinema, per riprendere il tuo esempio, il personaggio, sebbene sia il protagonista principale può piacere tantissimo a qualcuno e fare schifo a qualcun altro. E principalmente perché lo spettatore coglie cose diverse dal copione e anche dall’interpretazione. Nel libro è lo stesso. Io posso fornire quanto voglio dettagli e spiragli di lettura ma poi ciascuno darà la propria interpretazione. Siccome non siamo su un testo di Analisi Matematica l’univocità non è un tratto distintivo della narrativa, nemmeno di intrattenimento. Quello che l’autore può fare, dal mio punto di vista, è cercare di non tradire il suo personaggio. I lettori vedranno poi se c’è riuscito o no. e se il risultato è gradevole al loro palato o meno. Ma ti dico una cosa… il lavoro della Rowling sui suoi libri indica una delle ragioni per cui sono piaciuti tanto. Lei ha descritto quel mondo e quei personaggi come se esistessero davvero. Questo è uno dei doveri degli autori. Se non fanno (non facciamo…) questo, il libro tremola sulle gambe.

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  14. Grazie!! ^_^ Il mio secondo lettore è pronto da un secolo, non aspetta altro che leggere il mio lavoro…. Purtroppo mi sa che ci diventerà decrepito! 😉 Ma è possibile che ci voglia così TANTO a scrivere un libro? Mah…. Vabbè, grazie mille.
    A prestooooooo

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  15. Oggi mi sono sentita particolarmente ispirata e ho scritto altri due capitoli *-*
    In effetti, è una fortuna/sfortuna il fatto di riuscire a scrivere solo se sono ispirata… Per questo non so quanto ci vorrà a finirlo XD
    E’ una sfortuna perchè sarebbe più comodo poter scrivere sempre, appena hai tempo, quando fa più comodo… Ma non sono una giornalista abituata a rispettare delle scadenze purtroppo, quindi non è una mia dote >.<
    E' una fortuna perchè così so che quando scrivo ne uscirà qualcosa di buono, ovviamente da rivedere a livello di stesura, ma che ha contenuto. Ho provato a scrivere in momenti no… E ciò che ne è uscito è stato decisamente no -.- Quello che voglio dire è che scrivo solo quando sono nello stato mentale adatto… Se riuscissi a scrivere in ogni condizione credo che perderei l'emozione e lo spessore, e non riuscirei a trasmetterlo ai miei scritti… Per questo dico che è una fortuna (il discorso è contorto, si è capito? o..o).
    Beh, non so neanche perchè te lo dico XD ma ho visto che eravamo in argomento e quindi…
    Concludi dicendo che, dato che ora come ora non devo lavorare con delle scadenze (non so se è il tuo caso @Alic, l'ho dato per scontato XD), non m'importa se ci metterò anni, basta che ne esca una cosa buona =) XD

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  16. @Alic: Ahaha!

    @Mitsuki91: A essere sinceri… i momenti no sono momenti no per tutti. Non siamo macchine anche se a volte sarebbe utile. Chi scrive bene quando ha la testa altrove? 😀 Ci sono però tanti momenti ‘di mezzo’ in cui, con un po’ di pratica, puoi espandere i momenti sì… certo, quando sei carica di forti emozioni le riversi subito sulla carta e magari apparentemente ti sembra più semplice, ma spesso quando si è così veementi si esagera (senti come scrivo usando termini desueti!!!!). Mentre se si impara a seguire il testo, è quello che ti emoziona quando lo rileggi e quindi va bene qualsiasi momento per proseguirlo – momenti non no, s’intende. Almeno secondo la mia esperienza, sinora breve… in ogni caso, ci saranno sempre libri che vengono meglio e che vengono peggio, non necessariamente quello che ritieni migliore sarà migliore anche per chi legge, anzi… in genere si va agli opposti… il che la dice lunga…

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  17. @Mitsuki
    In realtà non ho scadenze, però sai, sono più di tre anni che ci lavoro e ha iniziato a venire fuori una cosa considerabile solo quest’estate. Forse sono soltanto impaziente di vederlo finito, anche se magari resterà per sempre nel mio computer e da nessun altra parte. Comunque mettere l’ultimo punto “.” deve essere una grande soddisfazione, forse è per quello che vorrei finirlo in fretta! xD Ovviamente, non voglio neanche affrettarmi e scrivere una schifezza però… Mi piacerebbe quantomeno avere più tempo da dedicarci.
    Bene, ora basta.
    @Miki
    Concordo con il tuo commento a Mitsuki, in ogni singola riga.

    Un saluto a tutti!!!!!!!!!!!! ^_____^

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  18. Sono completamente d’accordo con te, soprattutto sul fatto che ogni personaggio e ogni libro ha una sua “anima” che lo differenzia dagli altri. Fattosta che questo è tremendamente difficile!! AARRRGGGHH!!!! (verso di disperazione pura) E io che ci provo e ci riprovo passando i pomeriggi (quando non sono sepolta dai compiti, s’intende ;)) a rimuginare per rendere verosimili e unici i personaggi del mio futuro (si spera) libro e le loro azioni… Ma in fondo, il bello di scrivere (o di leggere) è anche questo, no? Vedersi comparire davanti un mondo e delle figure che “vivono”, in modi sempre nuovi e diversi. Sei d’accordo?

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  19. Accidenti Miki! Hai proprio ragione! Il fatto di capire le caratteristiche del personaggio attraverso deduzioni in una specie di gioco della settimana enigmistica (hai presente quello di “collega i puntini in ordine numerico”?) è fantastico! E lascia anche spazio alla fantasia del lettore! … Sebbene concordi con il fatto che ogni personaggio ha una sua “anima cartacea” ritengo molto complesso il “distaccare personaggio-scrittore” perchè ad un certo punto ti affezzioni alla tua “creatura” e vorresti (il tu è un “tu al plurale”, cioè generico) renderlo perfetto alla situazione in cui è ambientato. Leggendo il tuo articolo mi accorgo che i personaggi dei racconti che scrivo sono simili a me più di quanto credessi. Per esempio uno ha una personalità enigmatica parte di me, un altro quella un po’ pazza, un terzo quella facilmednte provocabile…. (sono esempi a caso, puntualizzo). E magari un ultimo quella del mio ragazzo ideale (;-)). Il problema (anzi, dimmi poi tu se è un problema) è che queste particolarità diventano le più marcate… Devo preoccuparmi…?!?

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  20. Ovviamente con la pratica si impara ad estendere i momenti sì, ma quello che intendevo è che soprattutto certe scene hanno bisogno d’ispirazione… Insomma devo scriverle nei momenti giusti XD
    Giustamente un libro non può essere fatto solo di colpi di scena o cose importantissime, per questo per il resto posso provare pure a scrivere nei momenti così così (XD), io mi riferivo soprattutto a detrminati episodi fondamentali… Poi con il tempo e l’esperienza maturerò sicuramente (ok, non so cosa sto scrivendo, mi dovete scusare perché sono parecchio stanca XD)
    PS= ma Alic, sei quella del blog vero? *-* Non avevo collegato subito il tuo nome ad “Alic is here!” *-*

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  21. @Sara97: Bè, sì. È difficile rendere i personaggi verosimili, a volte ci si riesce di più a volte di meno. E ciò che è verosimile per uno non lo è magari per un altro. Il punto è che, se è il tuo primo lavoro ancora da finire, forse dovresti considerare di lavorarci in più sessioni. Ovvero: finisci tutto (per te e per nessun altro), poi lo lasci ad ammuffire per qualche mese, poi lo riprendi e lo rileggi e ne riscrivi le parti che ‘ora’ ti sembrano inutili o assurde; ripeti l’operazione di ‘lavaggio, risciacquo centrifuga ecc’ per tre o quattro volte. Alla fine forse è qualcosa di più fruibile. Inutile secondo me voler limare ogni frase e ogni intervento mentre ci lavori ancora su la prima volta e non l’hai ancora finito. 😀

    @Chiara97: Unite i Puntini!!! Oppure anche Annerite gli Spazi… va bene anche quello… per i personaggi posso fornirti solo il mio parere! 😀 Sentirsi legati a loro va bene, ma non devi farti prendere la mano. Nessuno è perfetto per ogni situazione, nemmeno i personaggi di un libro, altrimenti sembrano fatti solo per un pubblico distratto. Se è quello che vuoi va benissimo, ma se non è così devi farci attenzione… intendo dire che c’è una ‘immedesimazione buona’, che è necessaria quando si scrive e serve a valutare le diverse alternative che i personaggi hanno davanti in combinazione col carattere del personaggio. E poi esiste una ‘immedesimazione cattiva’ per la quale sei sempre tu che pensi a come risolveresti personalmente le cose… :roll:… chissà se mi sono fatta capire…?

    @Mitsuki: Certo, per certi punti serve il ‘guizzo’, l’UNZA per dirla con Moers, quella che ti permette di scrivere 100 pagine di getto. Il fatto è che poi, comunque, le devi rivedere e ridurre, perché l’unza in genere ti fa perdere la sensazione di quel che è necessario e quel che non lo è! 😉

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  22. In effetti direi che “lavaggio, risciacquo e centrifuga” è la cosa più furba da fare… soprattutto se si pensa che anche grandi letterati come Manzoni hanno usato qesta tecnica. Certo, io preferirei non mettrci vent’anni come lui con I Promessi Sposi, ma la teoria ci sta tutta… 😉

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  23. @Sara97: Considera anche che uno scrittore in genere non finirebbe mai di correggere le sue cose. Quindi a un certo punto… bisogna che si affidi a un bravo editor. Bravo, così aiuta a migliorare il lavoro, perché altrimenti può ‘rovinare’ tutta la sua fatica e peggiorare le cose… eh, sì. Il mestiere dell’editor è molto complicato!

    @Chiara97: Insomma: ‘un nome un destino’ non funziona…? 😉

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  24. Ovviamente sono da rivedere e correggere u.u
    Ma devi sapere che applicco appunto il metodo della centrifuga XD
    Quindi scrivo e scrivo e poi lascio sbollire u.u e poi riguardo a distanza di tempo XD parecchio tempo…

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  25. é la prima volta che ti scrivo e volevo dirti che hai completamente ragione sul discorso di “detto e non detto”, è sempre bello un po’ di mistero che ti fa andare avanti nella lettura, atrimenti non ci sarebbe bisogno di finire un libro e di arrivare alla fine se sai già tutto.

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  26. Io sono anche d’accordo con te,miki.
    E’ ovvio che ci sia il bisogno di creare particolare tensione, affinchè il lettore non si stufi e termini di leggere il libro!
    cmq,secondo il mio parere(ke probabilmente nn conterà moltoXD),il tuo stile nello scrivere,è più che perfetto!Riesci bene ad equilibrare la storia fra il “DETTO”e il “NON DETTO”!=)

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  27. C’è sempre spazio per migliorare… men che meno mi avvicino alla perfezione! Ma mi basterebbe fare un buon lavoro… è già un obbiettivo abbastanza impegnativo, credimi! 😀

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