Fantasy e magia

If this be magic, let it be an art diceva Shakespeare e… bè, forse ve lo aspettavate un post a proposito della magia da chi scribacchia fantasy (di vario genere), ma dopo tutto non è così banale parlare di cosa si intenda in proposito nei racconti fantastici. Come non è banale dire che non tutti ne hanno la stessa idea e non tutti vogliono avere la stessa sensazione leggendo paragrafi su questo argomento.

C’è chi intende la magia come una sorta di ‘ucca barucca’ danzereccio e divertente, chi la vede come qualcosa di oscuro e quasi maledetto, c’è chi la mescola, alchemicamente parlando, con la sensazione di avere a che fare con manovre in grado di trasformare il piombo in oro, c’è chi vuole formule magiche e bacchette, chi l’avverte come un potere del tutto estraneo all’uomo e collegato a potenti divinità e c’è chi si limita ad avvertirla in quel non so che di misterioso e a volte inspiegabile che circonda la vita.

Nessuna di queste visioni è sbagliata o giusta a priori e, in ogni caso, la magia nel fantasy è sempre intesa come quel qualcosa in grado di sovvertire inaspettatamente le regole.

Io stessa ho detto in alcune occasioni che magia e tecnologia/scienza non sono poi così distanti e intendo qui spiegare la ragione di questa mia impressione, se avrete la pazienza di seguirmi nei miei contorti ragionamenti. In effetti ad una prima occhiata la frase può essere persino fraintesa o presa per una contraddizione in termini e così vorrei spiegarla meglio raccontandovi ciò che io intendo per magia quando ne parlo nei miei lavori.

Se guardate su un dizionario etimologico (anche su internet, magari) troverete che la parola mago (con tutte le sue derivazioni dall’antico persiano magu, passato poi al greco magòs  e al latino màgus) era anticamente riferita a chi si intendeva di scienze, anche occulte ma non solo (o almeno così si pensa). Mago insomma era qualcuno come gli interpreti di sogni, i medici e simili. Lo so, i medici di oggi inorridirebbero, e giustamente, sentendosi accomunare agli interpreti di sogni, ma tant’è… Scienza invece ha come radice quella del verbo latino scio, ovvero sapere.

Detto ciò, la magia era nell’antichità concepita come una sorta di disciplina che si basava sulla comprensione di ciò che era indecifrabile per la maggior parte delle creature e che forniva risposte alle domande degli uomini circa le misteriose cose che li circondavano. Questo prevedeva di comprendere talmente bene tutto, persino spazio, tempo e possibilità da riuscire a sbirciare avanti e indietro nella storia, dominare le forze della natura e riuscire a piegare il ‘destino’. Insieme a queste conoscenze si davano per scontate capacità umane nascoste normalmente all’occhio.

Il mago insomma era colui che aveva conoscenza e padronanza di una certa ‘tecnica magica’ e che tramite questa, sapeva come agire sul mondo e sulle cose ed era in grado di manipolarle. Anche quelle incomprensibili, o forse quelle più delle altre…

“Magia produce, o finge di produrre, un’alterazione del mondo primario[…]; aspira al potere in questo mondo, al dominio di cose e volontà”, J. R. R. Tolkien, Sulle Fiabe, in Albero e Foglia, Rusconi.

Il mondo primario è il mondo in cui viviamo. Quello in cui vediamo sorgere il sole e in cui sentiamo il rombo dei tuoni durante le tempeste e che vorremmo essere in grado, appunto, non solo di comprendere ma di manovrare a nostro piacimento. In cui vorremmo essere in grado di sovvertire certe cose, per evitare che il fulmine ci colpisca o per usarne la forza incredibile; per navigare sulle acque senza pericolo, come pure volare nel cielo come aquile. Per salvare una vita o, a volte, condurre qualcuno dove e come vorremmo noi… non sconvolgetevi, ma la magia nelle storie antiche e nelle fiabe non necessariamente è usata per un buon fine, no? Pensate anche solo a Circe!

L’uso della magia aveva appunto il fine di manipolare il mondo comune, usando il sapere nient’affatto comune che era dato dalla conoscenza magica. Ed è da questo che personalmente parto  per attribuire un percorso e un significato al mago, alla stregoneria e alla magia in un fantasy. Mi rifaccio alla magia antica. Ed eccoci al punto!

Perché, se ci pensiamo, da cosa è nato questo ‘senso della magia’? Come ho detto poco fa: dalla curiosità degli uomini per ciò che non comprendono. E dalla stessa base, si potrebbe dire, è nata  la scienza: per il voler sapere al fine di poter usare. Il modo di rispondere alle stesse domande è cambiato, ma per un brevissimo istante, all’alba del mondo degli uomini, queste due identità si sono quasi sovrapposte.

Potete vederla come una forzatura ma, nel sentire comune, sia la magia (fantasy) che la scienza (che non è mai fantasy anche se può essere ‘fantasiosa’) richiedono una grande fatica per essere apprese e comprese. Fatica e sacrificio. E più passa il tempo più questa caratteristica è amplificata. La scienza di un tempo, forse, poteva appartenere a chiunque studiasse un poco, ma via via che si è scoperto qualcosa di nuovo e si sono ampliate le prospettive, si è capito che la scienza moderna, la scienza induttiva…

 “richiedeva un grande lavoro di osservazione, apprendimento e analisi. […] Con il passare del tempo è diventato sempre più necessario per ogni scienziato limitarsi ad un settore del proprio campo di studio. La specializzazione è ormai una strada obbligata […], proprio a causa della sua crescita inesorabile” I. Asimov nel Libro di Fisica, Mondadori).

Secondo lui, che per parte sua (e per nostra fortuna) ha cercato di essere un attento divulgatore scientifico, la scienza, che all’inizio era qualcosa di comprensibile per chiunque avesse un livello base di istruzione, è andata sempre più perdendo il contatto con chi non è scienziato. Per questo sosteneva che:

[…] si è finito per considerare gli scienziati una sorta di maghi, più temuti che ammirati. L’impressione che la scienza sia magia incomprensibile, salvo che per pochi eletti che sono diversi, in modo sospetto, dall’umanità ordinaria, è destinata ad allontanare molti giovani dalla scienza” I. Asimov, il Libro di Fisica, Mondadori.

Il che ovviamente è un male perché ci allontana dalla comprensione del mondo di cui siamo parte. Forse Asimov ha scelto la parola maghi per descrivere il modo ‘misterico’e ‘irrazionale’ con cui vengono visti spesso gli scienziati dal resto del mondo (l’umanità ordinaria di cui appunto lui parla, senza presunzione), in effetti associa a magia la parola incomprensibile; forse dunque ha scelto il paragone perché la concezione moderna della magia comprende un qualcosa di indecifrabile e sovrannaturale… ma a me piace di più pensare che l’abbia scelta perché la scienza si occupa di cose che concernono la comprensione della natura e del mondo e perché, seppure non volendo, gli scienziati parlano lingue sconosciute ai più (fitte di equazioni e grafici e termini specifici). Caratteristiche comuni al senso del ‘magico’.

Certo, eravamo diversi ai tempi in cui ci rivolgevamo agli sciamani e ai guaritori, ma il nucleo di partenza tra questi due diversissimi modi di rispondere alle domande è che volevamo sapere. Anche in un fantasy dunque mi viene naturale pensare ad un mago, a una strega, a un druido o a uno sciamano come a qualcuno conosce il mondo più degli altri e che per questo sarà tanto più potente quanto più la sua conoscenza è profonda.

Naturalmente le cose sono talmente cambiate da allora che nella nostra vita di tutti i giorni se non comprendiamo come funzioni un televisore a led, questo non ci porta certo a pensare che chi lo ha costruito sia una sorta di mago capace di far prodigi! Tuttavia è vero che per costruire quel tale televisore è stato necessario conoscere a fondo il mondo e le sue leggi quindi in un senso molto arcaico del termine, forse lo è almeno chi l’ha progettato. Costruire una sonda che esplori il sistema solare o studi le comete necessita della stessa conoscenza.

E quindi è la conoscenza la chiave. Le possibilità che essa dà e il potere che nasconde.

Il mago è potente, straordinario ma anche terribile e spaventoso perché sa cose che altri non sanno. Spiega. Vede e là dove gli incauti creano problemi, porta soluzioni. Non somiglia un po’ allo scienziato in questo? Certo, se pensiamo a quanti ‘passi avanti’ abbiamo fatto tecnologicamente nell’ultimo secolo c’è da rimanerne sorpresi; quello che oggi facciamo mettendo la tazza di latte nel microonde, solo 100, 200 anni fa sarebbe parso simile ad una magia e ciò perché le possibilità sono in continua espansione, in un crescendo esponenziale; se spedissimo un uomo moderno indietro fino nel 1000 d.C., egli apparirebbe probabilmente come uno stregone e per questo sarebbe temuto e ammirato (o perseguitato) forse solo per il fatto di aver portato con sé un accendino. Sapete… bè… l’avere il potere del fuoco vivo tra le mani… 😀

La magia (antica e fantasy), al contrario della scienza, mantiene però sempre un lato di incomprensibilità, di mistero e di alea che la scienza non ha, e in questo si crogiola. Di questo si nutre. Lascia spazio alla fantasia, all’immaginazione e alle paure più sfrenate. E le sfrutta, le consuma per rovesciare le regole. Ribaltare punto di vista. Meravigliarci.

Su questo il fantasy pone le sue fondamenta. Ma non fermiamoci a questo, non alziamo muri tra fantastico e scientifico. Perché anche la scienza ha bisogno di fantasia:

La fantasia è una naturale attività umana, la quale certamente non distrugge e neppure reca offesa alla ragione; né smussa l’appetito per la verità scientifica, di cui non ottunde la percezione. Al contrario: più acuta e chiara è la ragione e migliori fantasie produrrà”, J. R. R. Tolkien, Sulle Fiabe in Albero e Foglia, Rusconi.

E viceversa, si potrebbe dire.

Perciò, se la magia arcaica era considerata la conoscenza del territorio e delle stagioni, la padronanza delle erbe e la capacità di miscelare cure o veleni; tale era considerata anche la conoscenza della prima polvere pirica, di come temprare l’acciaio, rendendo le spade più mortali (magari Excalibur era solo una spada di acciaio temprato in un tempo ed in un luogo in cui non ve n’erano altre simili), di osservare il cielo prevedendo una eclissi, i segni della natura per prevedere una stagione magra o fertile… insomma, se tutto ciò è vero, allora dobbiamo considerare che vi era in essa una parte di sapere generato dall’esperienza e dalla osservazione del mondo da cui poi si sarebbe sviluppata la scienza.

Se magia comprendeva questo comprendeva però anche l’interpretazione dei sogni o la capacità di vedere spettri, quindi anche ‘misteri’ una parte dei quali ora potremmo certo definire fenomeni paranormali e che nel tempo hanno indotto molti ad essere raggirati e ingannati ma da cui il fantasy e il fantastico si distaccano per la loro natura di ‘invenzioni fiabesche’.

I maghi delle storie fantastiche sono spesso in grado di evocare spiriti e forze malvagie o benigne, di compiere prodigi eccentrici, di attingere a forze nascoste. Questo ci piace perché asseconda la parte irrazionale di noi a cui siamo legati perché fa parte del cammino che abbiamo fatto sin qui.

D’altronde per quello che mi riguarda sono dell’opinione che la mente umana sia più dell’insieme dei neuroni che la costituiscono, una persona più dell’insieme degli atomi che la compongono e così ho idea che ci siano un gran numero di cose che ancora dobbiamo scoprire, cose che ancora ci appaiono misteriose (alcuni direbbero… magiche) e che con un po’ di pazienza verranno poi spiegate dalla scienza.

Perché se ciò che ci piace della scienza è la sua affidabilità, ciò che ci piace della magia è la sua totale imprevedibilità. Sbaglio?

Insomma, questa visione non toglie mistero o fascino al concetto inspiegabile e immaginario di magia, né toglie freddezza al pensiero scientifico, credo. Forse è un discorso complicato, ma l’uomo è un esploratore nato, di piccoli o grandi misteri ed ho l’impressione che in definitiva l’importante sia avvicinarsi agli enigmi del mondo senza lasciarsene spaventare. Verificando ipotesi dopo ipotesi. Con curiosità, appunto. E un po’ fantasia.

Alla prossima!

***

PS: Comincio con questo lunghissimo post una serie di articoletti sul Fantasy e le sue varie caratteristiche… se vi interessasse qualche argomento in particolare fatemelo sapere!!! 🙂


9 thoughts on “Fantasy e magia

  1. Ciao miki! Allora, penso, in effetti, di poter sostituire con facilità la scienza alla magia (almeno per quanto concerne il fantasy). In fondo, anche i meccanismi stessi della storia, che solitamente hanno perno nel contrasto “magia buona” e “magia cattiva”, o nella domanda “evoluzioni della magia come cambierebbero la vita delle creature?”, ecco, anche questi meccanismi rimarrebbero piuttosto inalterati dalla sostituzione del magico con la tecnologia, e le domande a cui rispondere sempre le stesse. E’ quindi uno dei messaggi che il fantasy può riferire, se ho ben interpretato quanto hai scritto. Lo trovo un argomento molto interessante, degno di essere approffondito, capace, inoltre, di molti parallelismi con la realtà di tutti i giorni. 🙂

    p.s. Se posso prendermi la libertà (ma la mente creativa, ed il blog, sono tuoi) ti propongo un argomento su cui stavo riflettendo non molto tempo fa. Ovvero quello che il personaggio del fantasy ricerca. Non so se stessi riflettendo di più sull’antagonista e sul protagonista buono, ma più o meno siamo lì.. mi spiego, poichè sto facendo molta confusione. Il fantasy è di per sè un romanzo di formazione: topoi del fantasy sono la magia, già trattata, ed il viaggio con cui il protagonista si “evolve” e conosce se stesso. Sarebbe interessante ragionare su cosa il protagonista va cercando quando inizia il suo viaggio. Di solito vuole sconfiggere qualcosa/qualcuno o trovare qualcosa/qualcuno. Ma il vero tesoro, molte volte, non lo trova giungendo alla meta, quanto nel viaggio. E’ un pochino scontato, lo so, ma tu hai chiesto se avevamo qualche idea.. mi è venuto in mente questo. 😀

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  2. “L’uomo può credere all’impossibile, non crederà mai all’improbabile”.
    Parto da questa citazione per fare un’ “aggiunta” a quanto hai detto. Quando trattiamo l’impossibile (nel senso comune e non nella logica) allora scienza e magia possono trasformarlo in possibile.
    Ma l’improbabile può diventare probabile solo utilizzando la magia.
    Posso dirlo anche in un altro modo: affinchè la magia abbia successo occorre avere fede. 😉

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  3. @Mimmi: Anche se non è in realtà proprio una sostituzione a me piace che si vedano delle analogie del nostro qui ed ora con il nostro futuro e il nostro passato. Il fantasy in questo senso è perfetto perché è privo di epoca definita: focalizza ancor più sugli uomini. Inoltre le domande che un romanzo pone sono le domande di qualcuno che compie un viaggio, principalmente in se stesso. Una mettarfora come direbbe nonnina Weatherwax! 😀 Domande universali, quindi. In un buon libro, secondo me, trovi comunque dei parallelismi con la vita di tutti i giorni anche se l’ambientazione è stranissima, storica, reale, improbabile o ironica… o magari tutte queste cose insieme (sempre che sia possibile riunirle sotto lo stesso tetto…). Ma spessissimo il magico è piuttosto l’insolito e non è necessariamente l’unica cosa che rende un fantasy tale. Di certo se c’è magia è un fantasy ma non è detto valga anche il contrario; ad ogni modo il contrasto, l’elemento di confronto nel libro è anche tra magico e non magico, tra misterioso ed esplicito, tra ovvio e men che ovvio. Persino tra volontà e possibilità
    Grazie mille per il suggerimento!!! Se almeno una persona ha il coraggio di leggerlo(*.*) mi appunto subito l’argomento su cui procedere! In realtà stavo facendo una lista dei temi eventuali, l’altra sera, e quello dei personaggi era rimasto definito a metà, nel senso che è molto importante ma che non volevo apparire troppo invasiva o pedante(lo so, a qualcuno sembro lo stesso…). Sarà una sfida interessante, credo. Ora infatti uno sproloquio simile(delirante magari… tanto per citare qualcuno che conoscete bene) lo metterò di certo, come quello sul viaggio, che era già previsto, magari mescolato con una piccola parentesi sulle mappe.
    ULP! Un momento… la lista si allunga in modo preoccupante ;-)!!!
    Mi serve solo un po’ di tempo per scriverli… in the meantime magari vi distrarrò con qualche pepitucola ridanciana d’intrattenimento…

    @Val: Uhmm…? Fede nella magia o fede nelle capacità umane? La parola fede, secondo me non si addice nè ad argomento magico nè scientifico… non so… a meno che, appunto, non si consideri la magia come qualcosa di talmente ‘fuori mano’ per gli uomini da essere il risultato solo di azioni di qualche divinità! E per la scienza… boh, non vedo nemmeno questo collegamento. Però , l’improbabile e l’impossibile diventano probabili e possibili con scienza, magia(almeno librescamente parlando) e… tempo! 😉

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  4. Allora diciamo così… credo alla volontà degli uomini di conoscere ciò che hanno davanti. Come dicevo nel testo l’interpretazione magica della realtà è(ed era, soprattutto) un modo di spiegare le cose. Quindi più che credere nella magia credo nella caparbietà degli uomini di cercare risposte. Magia non è secondo me qualcosa di piovuto dal cielo… forse è per questo che dico così… forse è la mia ingegnerite acuta che ormai ha modificato i circuiti del mio mesencefalo, che dire… 😀
    Chi non la conosce forse la vede come qualcosa in cui avere fede… nel momento però in cui si inserisce una regola da apprendere… non è già più fede. È conoscenza!
    Parere mio, s’intende! 😉

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  5. Mi pare che la magia che intendi tu sia quella delle streghe che in realtà cercavano rimedi naturali, e degli alchimisti che ponevano le fondamenta della fisica.
    In questo caso sono perfettamente d’accordo 🙂

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  6. Decisamente è ANCHE quella, ma non solo. 😀
    Magia per me è un termine che racchiude l’inspiegabile(almeno… al momento, nostro e relativo all’ambientazione della storia). Ma anche sbirciate nell’Oceano del Tempo alla Galadriel(nello specchio d’acqua) non necessitano per me di fede. La maniera degli elfi di tolkien di far gonfiare l’acqua di un fiume non richiede fede… è un contatto e una conoscenza della natura che ci è sconosciuta ma che non richiede l’aspetto che tu intendi… L’Arte dell’Assassino della Hobb non richiede fede. Ci sono moltissimi esempi in materia. Ovviamente tu puoi considerare una interpretazione diversa, lecitissima.
    Diciamo che il discorso fede per me è legato esclusivamente a un culto. Per cui o in un fantasy leghi la magia alla fede e a certe deità(per farti un esempio, come ha fatto Luca Centi, oppure come in titoli ispirati alle divinità antiche, Giove, Zeus o Odino non cambia molto) o la consideri come una capacità dell’uomo in un ambito che ancora ci è sconosciuto e non è interpretabile razionalmente… sempre per ora. Ci puoi inserire visione di fantasmi, apertura di portali spaziotemporali… quello che vuoi… Non so… questa almeno è la mia idea. Ovviamente altri autori hanno altre visioni… 😀
    dopo tutto il fantasy consente di spaziare alla grande, no?

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