La fantascienza… secondo me

Ho detto più di una volta che amo la fantascienza, ma, mi sono resa conto, molti non mi credono(!). Non lo fanno malignamente… solo che, bè, sorridono, annuiscono con condiscendenza e sospirano con una lieve scrollatina di spalle. Come se mi avessero preso con le mani nel vaso dei biscotti e io mi ostinassi a dire che non stavo prendendo dei biscotti.

E allora ho deciso di fare un articoletto in proposito.

Non amo ‘tutta la fantascienza’ indistintamente, anche perché non la conosco tutta, ma come per ogni genere, ho i miei autori preferiti. Ho cominciato con Isaac Asimov, quando avevo quattordici anni.

Cronache della Galassia mi folgorò… nella sua piccola edizione Oscar Mondadori, la copertina di Karel Thole tutta sbertucciata è ancora lì che mi guarda dallo scaffale e l’usura delle pagine dice quante volte l’ho riletto.

Da allora ho letto un po’ di tutto (oltre al resto di Asimov, come immaginerete)… Heinlein, Bradbury, Matheson solo per citarne alcuni e ancora non mi sento un’esperta ma solo un’appassionata. Naturalmente potremmo anche parlare di fantascienza al cinema e alla tv(che bella!), ma questo non vi farebbe capire cosa intendo per fantascienza scritta così dovete consentirmi di parlare solo di questa, al momento; perché nonostante le molte cose in comune, a quest’ultima manca l’immediatezza dell’immagine e del suono, dunque ancor più serve che sia accurata e decisa la direzione che si prende per scriverla.

Allora… per mio solo divertimento è da questo genere che ho cominciato a tentare di scrivere, prima del fantasy, prima di qualsiasi altra cosa… e questo la dice lunga già di per sé. Ora, il primo problema che si presenta in questi casi è quello che si presenta con qualsiasi soggetto, in realtà: rendere vivido un panorama inesistente, almeno… ancora inesistente. Solo che risolverlo in questo caso si rivela più complicato. La documentazione è un ottimo e indispensabile inizio ma al contrario di un romanzo attuale (dove se vi dico autobus capite immediatamente di cosa vi parlo, anche se non mi dilungo in particolari) o della ricostruzione della battaglia di Waterloo o dei Campi Catalaunici (dove la documentazione è il nucleo primario e quasi unico attorno a cui ci si muove)… per la fantascienza non è sufficiente! Insomma, non stiamo parlando di Carlo Magno o di Cesare, che ormai hanno vissuto, preso le loro decisioni e influenzato la storia e i loro tempi come pure, in conseguenza, anche i nostri. Stiamo parlando di guardare dritto in faccia un confine in continuo movimento, quello della scienza e della conoscenza scientifica.

Basta pensare a quando è stato inventato il telegrafo e a ciò che facciamo adesso in campo di comunicazioni per pensare alla rapidità con cui ci muoviamo su quel confine. A come cambiano le prospettive. Così, chi tenta di scrivere fantascienza ha di fronte un panorama in espansione incessante, difficile da identificare dettagliatamente e ancor più difficile da rispettare in ogni singolo particolare. Facilissimo insomma cadere nel vecchio senza essere passati per l’attuale; ancor più complesso dare l’impressione tangibile del futuristico.

Tuttavia se guardiamo agli autori che ancora leggiamo, vediamo che quando Heinlein non ci descrive minuziosamente il principio di funzionamento della tuta della sua fanteria spaziale mobile, ci aiuta con questo piccolo stratagemma a non avvertire l’invecchiamento del testo. Asimov per parte sua, ai tempi in cui aveva scritto Lucky Starr, aveva seguito con precisione le conoscenze dell’epoca sui pianeti del sistema solare, non riuscendo comunque ad evitare errori grossolani (ed errori scientifici perfettamente giustificati all’epoca!) di cui fa ammenda nella prefazione di tutta la serie ma che la datano, almeno sotto l’aspetto scientifico. Nonostante ciò, quei libri restano piccoli gioielli di avventura gialla spaziale.

Occorre quindi essere dettagliati  o no?

Entrambe le cose, secondo me. La prima lezione che ho imparato da questa semplice osservazione, infatti, è che l’unico modo per rendere meno soggetta all’invecchiamento una storia di fantascienza è porla in un futuro decisamente lontano. Come lo è il Terminus della Fondazione, come lo è la Galassia in cui si muovono Trevize e Pelorat. Ma allo stesso tempo occorre dare dettagli, perché altrimenti la fantascienza diventa una sorta di filosofia lontanissima dall’applicazione e, ancor più, occorre mescolare il vero ed il plausibile all’inventato. In modo che, in quel futuro tanto lontano, possiamo ritrovare le nostre piccole vite e i nostri orizzonti un po’ limitati e sentirci a casa anche su un incrociatore stellare.

Leggere, vedere o scrivere fantascienza è giocare con le possibilità ancora di là da venire e le possibilità non appartengono ad un singolo ma a tutti.

Se ricordo bene, in qualcuno dei suoi libri, anche Sir Arthur Conan Doyle fa dire al suo Sherlock Holmes, citando qualcuno che al momento non ricordo, come il comportamento del singolo non sia tracciabile statisticamente e come invece quello di un gruppo di persone possa essere in qualche modo prevedibile. Non è forse questo il concetto larvale della psicostoria?

E non era vicino alla fantascienza, all’epoca in cui fu scritto, il pensare di poter identificare un assassino da un granello di cenere di sigaro?

Insomma, in realtà potremmo tutti dire di avere un nostro concetto di Fantascienza.

E allora perché non realizzare un gioco personale, con una pseudoscienza ispirata a quella vera e portata all’eccesso e, definiti i dettagli di quel futuro, provare a seguirlo? Le diramazioni, le… correnti dello spazio(per dirla ancora con Asimov)… sono infinite, così dagli stessi spunti si possono ottenere mondi incredibilmente diversi.

È stato lavorando così che ho ottenuto il mio primo libro di avventure nello spazio. Non so come apparirebbe se lo vedeste; so che ho finito di correggerlo da non molto e, probabilmente, solo per una sorta di orgoglio genitoriale lo trovo divertente. Non è stato il solo libro di fantascienza che ho scritto e di certo non sarà l’ultimo. Ormai mi conosco e ne sono certa.

Forse prima o poi lo vedrete e forse no, mi sono divertita a inserire citazioni della fantascienza a cui ormai siamo legati e a mescolarle con mie più o meno assurde teorie; certo avrò commesso errori e ne commetterò ancora, ma la storia ha un suo senso e gli errori saranno forse scusabili se appariranno coerenti all’interno dell’intreccio. D’altronde:

In ogni secolo gli esseri umani hanno pensato di aver capito definitivamente l’Universo e, in ogni secolo, si è capito che avevano sbagliato. Da ciò segue che l’unica cosa certa che possiamo dire oggi sulle nostre attuali conoscenze è che sono sbagliateI. Asimov in Grande come l’universo, Saggi sulla scienza, Mondadori

Insomma, come per ogni cosa, prendiamo la nostra voce non come un assoluto, ma con la misura di chi sa di lavorare mettendo in ciò che fa tutto ciò che può e vede al momento in cui scrive; e soprattutto senza pretese e con la serenità di chi lavora ad un libro di avventura e intrattenimento, e basta ;-). Sperando di aver evocato una galassia delle possibilità in cui la storia passata crei un piccolo affresco a parte.

D’altronde più si conosce e si studia, più si capisce quante cose ancora non si sanno e se l’editore di Verne gli rifiutò (per lampante assurdità) un manoscritto che parlava di città elettrificate, di tram che incrociavano carrozze e di altre amenità che ora diamo per scontate, possiamo anche dire che oggi il Nautilus, l’elettricità nelle case e i tram esistono, anche se non esattamente come lui aveva immaginato.

Cimentarsi con la fantascienza non può che essere una sfida in un panorama in continua espansione, un esperimento in divenire. Come camminare su un terreno che cambia faccia ad ogni passo.

Ho sempre visto così questo genere, per questo mi piace. E forse per la stessa ragione, una volta decollata dal mio Spazioporto personale, sono corsa fino all’ultimo rigo e mi sono resa conto che ciò che avevo detto non bastava, e che ero già afflitta dalla malinconia di essere arrivata alla fine del viaggio. Così sono ripartita, subito.

So che sono un caso perduto, che ‘Fantascienza e Italia’ è un binomio che crea qualche perplessità, ma in fondo se scrivendo questo genere, azzardando e giocando con pezzi di puzzle ancora sconosciuti, potremo commettere errori e leggerezze, quello che inseguiremo e ritroveremo sempre, anche nel bel mezzo della Via Lattea, è la natura umana ed il suo gusto per le sfide e per l’ignoto.


10 thoughts on “La fantascienza… secondo me

  1. Ammetto a priori che la fantascienza non si può proprio definire “il mio genere preferito” (probabilmente, il problema sta nel fatto che mi aggrappo con i denti e con le unghie ai miei cari saggi storici, e che vado in fibrillazione per le Guerre Persiane :-)). Eppure, effettivamente, riveste un certo grado di interesse pure per me: è un po’ come fare il passo successivo, ipotizzare la soluzione di un giallo. Raccogliere tutti i dati di cui disponiamo, soprattutto storici e filosofici, ed usarli infine come tasselli per costruire una specie di realtà alternativa, o futura. La cosa divertente, poi, a mio parere, sta soprattutto nel provare a descrire una “ultramodernità” in cui, alla fin fine, l’uomo sarà ancora quello che è adesso, e che è stato da sempre. Un messaggio subliminale: per quanto le cose intorno a noi cambino, resteremo sempre uguali. Ecco, sì, la fantascienza io la intendo soprattutto così, però, l’ho già detto, la mia è una visione leggermente distorta.

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  2. Sei fortunata che non mi hai mai incrociato ad una cena dopo l’ultimo caffè corretto grappa.
    Altrimenti avresti ascoltato il mio terribilissimo e temutissimo sproloquio sulle impossibilità popperiane e la fantascienza. 😀

    Comunque anche a me piace molto la fantascienza, ma non “di più” degli altri generi fantastici.
    Domanda: ti piace lo steampunk? Letti i libri di Philip Reeve? 🙂

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  3. @Val: Già, meno male… 😀
    In realtà non ho detto, mi pare(?), che amo la fantascienza più degli altri generi fantastici. Ma è innegabile che da lì sono partita a fare esperimenti scrittorii. A me in realtà piacciono i generi più ‘classici’, comunque ho letto di Reeve Macchine Mortali e non mi ha lasciato questa grande impronta. Spunti sì, davvero belli, ma poi… non so… per me Asimov è tutta un’altra musica. Sarà una sorta di affezione rimastami dai quattrodici anni?
    E poi è più forte di me, adoro le navi spaziali… 😉

    @Mimmi: Anch’io amo la storia (anche se i Persiani in versione tragedia mi ricordano l’esame di maturità)!!! E hai perfettamente ragione sul resto; la cosa bella è che, come dice mi pare Gaiman (cito a braccio, non so se la ricordo perfettamente): ‘non c’è nulla di meglio che stare per un po’ nella testa di un alieno per capire quanto poco ci divida tra noi’. 😀 E… aggiungo io, nel mio piccolo… non c’è nulla di meglio che stare un po’ in mezzo alle stelle, anche solo con l’immaginazione, per darci una misura di quanto piccoli siamo e ridimensionare le nostre aspettative e le nostre preoccupazioni… la qual cosa non è fantastica? 😀 😀 😀

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  4. No, non l’hai detto, sono io che ho prescisato che pur piacendomi molto non è “privilegiata”.
    Che poi su ‘sta cosa dei generi ci sarebbe da dire… 😉
    Su Asimov vs Reeve sono d’accordo, del resto i primi amori son difficili da dimentricare…eppoi chi ha fatto ingegneria è sempre affascinato dalle astronavi. 😀

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  5. Già!
    I grandi amori… se mi chiedessi di scegliere tra Asimov e Tolkien credo che non potrei, ad esempio. Andrei in loop… 😀 E probabilmente hai ragione… ingegnere&astronave deve essere un binomio piuttosto diffuso…

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  6. Assolutamente fantastica. In quanto a I Persiani.. il mio esame di maturità dista ancora un po’ (ma non abbastanza per permettermi di non pensarci) e.. cosa sarà mai un esame di greco in confronto all’immensità dell’universo?:-)
    Del tipo: quando pensare in modo fantascientifico viene DAVVERO in aiuto.

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  7. Già…!!! 😀
    Dopo tutto uno può sempre guardare il cielo stellato e pensare… bè, cosa sarà mai se ho sbagliato a tradurre la parola nel terzo rigo fraintendendo tutta la frase? Di certo il moto della galassia non percepirà differenze… a meno che non si faccia riferimento alla teoria del caos………………

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  8. ahah! 🙂 Già.. ne so qualcosa di istinti omicidi causati da quella singola, drammatica, parola sbagliata! Il tempo passa.. ma il Classico ed i suoi esistenziali problemi rimangono sempre li stessi!

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