Fiabe e Fiabesco

Rieccomi ad occupare il mio tempo riempiendo di osservazioni scioccherelle queste pagine, ma tant’è. Il blog è ancora un po’ scarno e vorrei ovviare a questa cosa con quale fanfaluca in più. Così stavolta vorrei parlarvi delle fiabe…

“…per quanto sia consapevole che si tratta di un’impresa azzardata[…]. Il reame della fiaba è ampio, profondo ed eminente, pieno di molte cose: vi si possono reperire animali terrestri e alati d’ogni specie; vi sono mari sconfinati e miriadi di stelle, una bellezza che incanta e pericoli sempre in agguato; e la gioia e il dolore vi sono affilati come spade”  – J. R. R. Tolkien, Sulle Fiabe  in Albero e Foglia, Rusconi.

Molti pensano che per questo siano esclusivamente argomento per bambini, e (curioso) per la stessa ragione molti sono dell’avviso contrario. Io, come immaginerete già, sono di quest’ultima opinione.

E non mi è difficile notare che si trovano in libreria molte edizioni in cui sono raccolte tutte le fiabe dei Grimm, di Andersen, o le fiabe regionali di tutta Italia e così via… edizioni prive di illustrazioni e con lo scritto ‘piccolo’ adatto agli adulti. Libri di fiabe introdotti o commentati spesso da grandissimi autori (per citarne solo uno, la postfazione di Montale alle fiabe di Andersen nell’edizione Oscar Mondadori); autori che hanno scritto articoli o piccoli saggi che denotano l’importanza e la bellezza della fiaba. Le vedo e allora mi chiedo: possibile che non interessino tra gli adulti solo filologi, sociologi, poeti e studiosi di psicologia(se ho dimenticato qualcuno non prendetevela, ve ne prego)? Possibile che non interessino, non piacciano solo ai bimbi? Possibilissimo.

Eppure se parliamo di fiabe pensiamo subito ai ‘bambini’… anche se le nuove storie che proponiamo ai ragazzi (e non solo) sono sempre più spesso prive del fiabesco. Forse perché i confini stessi della fiaba e del fiabesco sono fin troppo incerti e l’incerto ci spaventa. Tuttavia allo stesso modo ci appassiona. È bello in una fiaba poter…

“sondare le profondità dello spazio e del tempo” o “aver comunione con gli altri esseri viventi” – ancora  J. R. R. Tolkien, Sulle Fiabe, in Albero e Foglia, Rusconi.

…come pure essere spaventati da cose terribili, visto che sono solo racconti ambientati in un tempo da c’era una volta.

Dunque se è vero che le fiabe piacciono ai bambini perché mostrano che è possibile sconfiggere le proprie paure e, perché no, diventare più saggi e meno egoisti affrontando pericoli e difficoltà innominabili, è vero che piacciono agli adulti perché probabilmente li riuniscono alla loro parte più fantasiosa e aperta all’impossibile (o quanto meno all’improbabile).

Le fiabe parlano di cose semplici in modo semplice, rendendo “speciali” e “strani” gli avvenimenti e gli oggetti più comuni. Costringendoci a guardare le cose da altri punti di vista. È questo che ci attira in loro.

Ed è per questo che mi piaceva pensare che il pubblico di destinazione per una ‘storia di fate’ non fosse quello dei bambini più piccoli ma dei più grandicelli e addirittura, per chi di loro potesse interessarsene, degli adulti.

Il rischio connesso al lavorare a una storia simile è che se dico ‘fate’ molti pensano alla minuscola Trilly o alle fatine dei fiori di molte illustrazioni, secondo Tolkien non proprio riconducibili neppure all’antica tradizione anglosassone ma che poi hanno preso facilmente piede; probabilmente ci sono congeniali perché pensiamo che le cose magiche siano state ormai relegate a spazi minuscoli. Appena visibili, ragione per cui non è consentito apprezzarle se non ad un occhio molto, molto acuto.

Sono ovviamente molto graziose e a volte dispettose e divertenti. Sicuramente catturano l’immaginazione, ma nelle fiabe in realtà ci sono molti più casi in cui una fata è una creatura come tutti noi per aspetto, indistinguibile insomma dalle altre eccetto che per un particolare ‘insolito’ e per quel suo potere di influire sulla natura delle cose e nell’ambito del meraviglioso. Spaventosa e straordinaria, non trovate? Capace di grande bene come di grande male… in sostanza una creatura che vede le cose in modo diverso dalla maggior parte di noi e decide di influenzare la vita delle persone in modi inattesi e imprevisti. Le fate, come le streghe o i maghi, rappresentano a mio modo di vedere l’imprevisto e l’imponderabile, il misterioso ed il vago e quale migliore soggetto c’è dell’imprevisto e del misterioso per una storia?

È per questo, dunque, che le fate sono diventate il soggetto del mio racconto e questo senso di meraviglia ho cercato di trasmettere scrivendo le avventure di Cornelia (Il Libro Prigioniero – La Pietra Nera – I Sette Cardini). Cercando di ritrovare il fiabesco senza però dover ricorrere all’evasione dal mondo in cui viviamo. Mi spiego: sarebbe stato più semplice inserire nella storia cavalli, castelli, e carrozze, bacchette magiche e scintillanti abiti con i volant(non che mi piacciano ma nelle fiabe spesso abbondano);  ma dopo tutto io sono una persona coi piedi per terra e vedo che ragazzi e adulti oggi dimenticano il fiabesco, confondendolo con quelle cose, e solo perché hanno dimenticato come si fa ad osservare.

C’è ancora una magia strana e quasi incomprensibile non solo nella natura e nel cielo ma anche nella vita moderna, nelle città, nelle vie contornate dalle case e nel silenzio notturno come nell’aria dell’alba. E c’è ancora (o forse persino di più) dopo che si è studiato la teoria dei colori o si sa che le stelle sono masse di gas che bruciano a milioni di chilometri di distanza (per citare l’Illustrissimo sig. Pumba 😉 ). Volevo, insomma, una fata vecchia maniera, senza ali (anche se quelle con le ali esistono anche qui, basta pensare ad Efelis) e ‘senza porporina’, una creatura un po’ sperduta in un mondo che era il suo e allo stesso tempo non lo era; che come tutti noi, doveva capire quale fosse il suo posto nel mondo e che conoscendo le nostre fiabe ne ritrovasse brandelli qui e là…

Volevo cercare di far trasparire nella vita di tutti i giorni, in una normale città, in un gruppo di normali ragazzini, quel mistero che ogni cosa contiene e che ci piace tanto fingere di non vedere. Vecchie pietre. Piume e penne. Alberi. La nebbia e le nubi… le persone. Niente che fosse legato necessariamente a tempi passati, principi, castelli e figli di mugnai e principesse.

La magia ed il fiabesco non sono in queste cose.

😀 😀 😀

PS:    Eh, sì! C’è stato chi ha paragonato questo mio lavoro ad Harry Potter… ringrazio per il complimento e anzi, un confronto con lui è più che lusinghiero, tuttavia la mia storia  non voleva essere una sorta di sua versione femminile ed il paragone continua a sembrarmi anche adesso esagerato.

Come se mi fosse stato chiesto di confrontare la mia piccola barca a remi con una portaerei…


8 thoughts on “Fiabe e Fiabesco

  1. Eh sì.. quanto hai ragione: sarebbe necessario insegnare ai “grandi” a cercare nelle fiabe il loro mondo. In fondo, a scuola studiamo Fedro ed Esopo, e nessuno si scandalizza quando dai poemi omerici sbucano fuori le sirene, Tolkien, poi, non parliamone: i suoi libri sono comunemente accettati come dei classici della letteratura. Ma allora perchè, mi domando, la fantasia, o in generale una storia che conservi in sè un po’ di immaginazione, viene subito guardata con scetticismo e relegata ai “piani inferiori”? Non siamo ancora abituati alla nuda e pura fantasia? pensiamo che non abbia punti in comune con la realtà di tutti i giorni se non è così vecchia da diventare uno dei pochi documenti di una civiltà perduta?
    Non so, ma forse i “grandi” dovrebbero riflettere sul fatto che, dei buoni consigli, sono più efficaci se nascosti nelle pieghe di una storia, così da non essere mai dimenticati.

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  2. *_____* pure io adoro le fiabe e le favole. E adoro i libri che attingono a questo mondo!
    poi complimenti, oltre che essere brava a scrivere disegni davvero magnificamente *______*

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  3. @ Mimmi: Bè, i libri di Tolkien sono dei classici… una sorta di epica non in versi e quindi accessibile ad un pubblico più vasto… Il fatto è che sono ricchi di fantasia e immaginazione anche i libri gialli, la Sci-Fi o i thriller e forse molti ‘grandi’ vi si immedesimano più volentieri perché pensano che potrebbero davvero trovarsi in una situazione simile (e, immagino, sperano di trovarsi nella parte dell’investigatore brillante o dell’avventuriero dalla battuta arguta :D). Il fantastico invece è più diretto nell’abituarci e nell’invitarci a guardare da punti di vista diversi e fa spesso riferimento a luoghi inesistenti o a un passato ‘impossibile’ ma non per questo è più semplice.
    Da leggere e… da scrivere. ANZI! Insomma, molti lo pensano come qualcosa in cui la ‘magia’ permetta di risolvere le cose un po’ a caso(il che non è vero). E anche qui dovrei dire… chi ha mai detto che ‘fantastico’ significhi ‘magia’?

    @Val: Bè, le fiabe sono sempre più ‘dure’ di quanto un osservatore superficiale noti. Bimbi abbandonati nei boschi, divorati dai lupi… figliastre gettate nei pozzi, suocere orchesse e giovanotti che affrontano mostri sanguinari… 😉

    @Iri: Grazie!!! Mi arrangio… 😄

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  4. E’ da una settimana che non vengo a leggere questo blog. Però stamattina ho finito Il Libro Prigioniero, perciò dai, assente giustificato.
    Su favole e fiabe: si è detto che la differenza è che la favola ha l’intento esplicito d’insegnar qualcosa (vedi Esopo, Fedro, che concludono con una morale) mentre la fiaba è fine a se stessa. Se però guardiamo alla fiaba con attenzione, notiamo elementi molto profondi, che in quanto tale contengono insegnamenti più impliciti. Vi sono simboli che appartengono all’inconscio collettivo, archetipi, che nascono spontaneamente, ma risuonano nelle nostre coscienze. Per esempio, un monaco che ho conosciuto, una volta ci disse che tutte queste principesse addormentate che alla fine vengono risvegliate, simboleggiano l’anima, e che il risveglio è il risveglio spirituale.
    Riguardo alla tua fiaba personale, letta da un adulto, dico che l’ho trovata incantevole, ricca di fascino e di mistero… e sono ancora un po’ arrabbiato perché si è interrotta un po’ troppo bruscamente. Non ha elementi troppo infantili (che mi hanno fatto abbandonare ad esempio Artemis Fowl o Septimus Heap) perciò penso che gli adulti la possano leggere tranquillamente… una volta che si abituino all’idea di ritrovarsi la mano sinistra piena di brillantini !!! 😉

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  5. Vabbè, ti considererò assente giustificato, allora! 😀 😀 😀
    Sono d’accordo con te… le fiabe hanno elementi ‘nascosti’ e che richiamano l’inconscio collettivo. Parlano in un modo comprensibile a tutti(con quella semplicità non sempre gradita di cui parlavi anche tu :D); mandano in risonanza qualcosa in noi e non sempre siamo in grado di comprendere cosa sia, il che dal mio punto di vista è una sorta di valore aggiunto.
    Lo trovo spesso anche in libri che non sono fantasy né fiabe. Il difficile è riuscire a lasciar filtrare lo stesso valore aggiunto in un lavoro che sei tu a ‘riversare su carta’. In realtà basta lasciar parlare i protagonisti e i luoghi, con le loro leggende e il loro passato, però visto che sei tu a dover scegliere come usare le parole e illuminare la scena… può rivelarsi… complicato.
    Sono contenta che il Libro Prigioniero ti sia piaciuto. Sì, lo so. È proprio interrotto a metà, per esigenze editoriali… in realtà, in origine i primi due volumi erano uno solo e credo lo si avverta…
    Già-già, per Giove! ç_ç i brillantini si appiccicano ovunque…

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